Frenata senza danni a Empoli, Daffara fa miracoli: l’Avellino cade ma si aggrappa all’ottavo posto

Una sconfitta indolore, ma certamente non la prestazione che ci si aspettava dopo la notte magica del Partenio contro il Bari, teatro della salvezza aritmetica in Serie B. Al Castellani, l’Avellino si è presentato libera da macigni, ma con l’intima consapevolezza di poter rendere ancor più memorabile questo finale di stagione. Il sogno playoff, fino a qualche mese fa un miraggio, è divenuto un obiettivo tangibile. Un traguardo inaspettato, se si ripensa all’oblio tecnico in cui era sprofondata la squadra a febbraio, prima di essere rivitalizzata dalla cura Ballardini. L’anarchia di un campionato di cadetteria mai così folle e frizzante ha permesso all’Avellino di alzare l’asticella in una classifica cortissima e ricca di incastri.
Proprio per questo, un passo falso andava evitato, quantomeno per non ingarbugliare una corsa in cui il destino non è più dettato solo dalle proprie mani. In terra toscana, invece, l’Avellino ha offerto una prova opaca, contratta, rendendosi concretamente pericoloso solo all’81’ con un guizzo di Pandolfi. A fare la differenza, oggi, è stata la motivazione. L’Empoli aveva un disperato bisogno di portare a casa l’intero bottino in chiave salvezza, approcciando la gara con fame e determinazione; le stesse armi che avevano contraddistinto proprio l’Avellino nella sua rincorsa salvezza. Vero anche che, una volta alzato il livello delle aspettative, è lecito pretendere che il fuoco non si spenga, per tentare di regalare alla piazza e a se stessi la proverbiale ciliegina sulla torta di una stagione da incorniciare.
Quella grinta, ad Empoli, è venuta a mancare, così come la lucidità e la cattiveria necessarie per strappare un risultato positivo. L’anima del “vero” Avellino di Ballardini ha fatto capolino soltanto nei minuti finali, trascinata da un Daffara salito prepotentemente in cattedra. Il classe 2004, indiscusso protagonista tra i biancoverdi, ha tenuto a galla i suoi a suon di miracoli, che però, non sono bastati per acciuffare il pareggio.
Muro Daffara: doppio miracolo su Shpendi
Gli ultimi episodi eroici dell’Avellino portano decisamente la firma dei guantoni. Contro il Catanzaro era stata la notte indimenticabile di Iannarilli: chiamato tra i pali proprio per sostituire l’acciaccato Daffara, aveva acciuffato il pari al 93′ contro il Catanzaro, regalando ai suoi un punto vitale. Al Castellani, invece, in cattedra ci è salito proprio Daffara. Classe 2004 dalle qualità ormai indiscusse, doti che lo hanno meritatamente proiettato in cima alle gerarchie biancoverdi.
Attento per tutta la durata della sfida ed esente da colpe sull’incornata decisiva di Lovato, il giovane estremo difensore si è preso la scena disinnescando un doppio rigore a Shpendi. Tutto nasce da un’ingenuità di Fontanarosa che, incappato in una delle sue giornate più storte, trattiene in area l’attaccante albanese concedendo il penalty. Dal dischetto va lo stesso Shpendi, Daffara si distende sulla sua sinistra e neutralizza; l’arbitro La Penna, però, fa ripetere il tiro perché il portiere non aveva almeno un piede sulla linea di porta al momento della battuta.
Nuovo tentativo dagli undici metri per Shpendi, ma il muro Daffara regge ancora, questa volta con una deviazione sul lato opposto. Un doppio miracolo che ha tenuto a galla i lupi, capaci di mostrare un sussulto d’orgoglio e vitalità proprio grazie all’elettricità trasmessa dal loro numero uno. Non è bastato. Nel disordinato forcing finale, anzi, l’Avellino ha prestato il fianco alle ripartenze toscane rischiando qualcosina di troppo e chiamando nuovamente in causa il portiere, ancora attento a non farsi beffare nemmeno dal tentativo di Degli Innocenti.
Tutto in 90 minuti
Il bicchiere va visto assolutamente mezzo pieno. Anzi, ben oltre la metà. L’obiettivo stagionale della salvezza è stato infatti centrato con due turni di anticipo e non c’è nulla da recriminare a un gruppo capace di ritrovare certezze in un frangente che si era fatto a dir poco complicato. I meriti portano indiscutibilmente la firma di Ballardini, l’uomo che ha saputo toccare le corde giuste. E lo ha fatto talmente bene da spingere l’Avellino, in questo rush finale, ad ambire a traguardi inattesi.
Nonostante lo stop contro l’Empoli, la squadra è ancora lì: aggrappata a quell’ottavo posto che vale l’ultimo pass per i playoff. È vero, al Castellani è mancata quella fame e quella personalità che fanno la differenza in sfide di tale caratura, e con i tre punti si sarebbe fatto un passo decisivo. Nulla, però, è perduto. Seppur con qualche rischio in più da calcolare, la post-season resta un obiettivo reale e tangibile da agguantare. Tutto si deciderà nell’ultimo decisivo atto in programma venerdì tra le mura amiche del Partenio, spinti dal calore di casa. Uno zoccolo duro che non ha fatto mancare il proprio supporto neppure oggi in Toscana, con oltre tremila cuori biancoverdi giunti sugli spalti del Castellani.
Classifica alla mano: battendo un Modena già aritmeticamente certo del sesto posto, i lupi chiuderebbero la regular season ottavi, blindati dal vantaggio nella classifica avulsa su Cesena e Mantova (appaiate a quota 46). Questo incastro regalerebbe alla truppa di Ballardini la trasferta contro il Catanzaro nel turno preliminare dei playoff. Dunque, la speranza di potersi regalare un premio extra è ancora viva. La neopromossa Avellino ha di fatto già portato al termine la sua missione stagionale, ma arrivati a questo punto, ha il dovere di spingersi fin dove possibile.






