Mentre tutta l’Avellino baskettara è impegnata a dire la sua in merito al ritorno in biancoverde di Marques Green, la partita di domani è decisamente passata in secondo piano. Sassari dovrebbe essere l’unico obiettivo su cui concentrare le attenzioni di ambiente, società, staff tecnico e squadra. Anche perché la sfida contro i sardi arriva alla fine di una delle settimane più travagliate della storia recente della Scandone trascorsa tra murales, striscioni, esoneri mancati, tesseramenti fantasma, infortuni e giocatori al passo di addio. A tutto questo bisogna aggiungere una squadra che ha perso 9 delle ultime 10 partite giocate (dimostrando una voglia di giocare simile alla reattività di un bradipo) che deve affrontare quella più in forma del campionato, reduce dalla seconda vittoria consecutiva in Coppa Italia. Insomma, una partita dal pronostico chiuso. I tifosi biancoverdi, però (e giustamente), non vogliono sprecare ulteriori energia nervose. Bastano e avanzano quelle già buttate (letteralmente) verso questo gruppo di giocatori che è stato, senza ombra di dubbio, uno tra i più deludenti degli ultimi 30 anni di storia della Scandone. E allora meglio concentrarsi sul ritorno del numero 4, in un ipotetico spartiacque di questa disgraziata stagione, provando a ripercorrere (sperando con gli stessi risultati) quanto fatto due anni fa con l’arrivo di Jaka Lakovic. Al di là di chi lo considera un traditore, un professionista, un mercenario e chi più ne ha più ne metta e sorvolando sulle condizioni che lui stesso ha posto per tornare ad Avellino (fatto abbastanza grave per una società sportiva professionistica), Marques è il giocatore perfetto per questo gruppo e questa situazione. Conosce (e sa come si vince) il campionato italiano, conosce l’ambiente Scandone, conosce già coach Vitucci e capitan Cavaliero, è allenato (domenica scorsa giocava in Turchia la sua ultima partita), è un leader (forse anche troppo), è un professionista pazzesco, non sarà più giovanissimo ma è in gran forma (oltre 35 minuti di media nel campionato turco) e, la cosa più importante, è un playmaker (8.9 assist di media in Turchia, primo in graduatoria). Insomma è esattamente lo “choc immediato” che aveva chiesto coach Vitucci l’11 gennaio dopo la vergognosa sconfitta interna contro Varese: e il fatto che la sua richiesta sia stata accolta dopo più di due mesi, dopo aver buttato l’ennesimo campionato, rispetta esattamente il concetto di “immediato” per le procedure e i protocolli della Sidigas… Non abbiamo la sfera di cristallo e non sappiamo se il play da Saint Bonaventure College riuscirà nel miracolo di risollevare questa squadra e di portarla ai play off. Dando per scontata la sconfitta di domani, la Scandone dovrà vincere 6 delle ultime 8 partite e vedere gli incastri delle altre in lizza: è obiettivamente molto difficile. Ma, al di là della post season, la cosa ancora più importante sarebbe ridare un minimo di fiato e di vigore a tutto l’ambiente che, al momento, sembra davvero scoraggiato, mortificato, disunito, incapace di reagire. La notizia del ritorno di Green ha dato una prima scossa (basta vedere quante persone hanno condiviso, entusiaste, la notizia postata dalla pagina Facebook ufficiale della Scandone), sperando sia il primo passo per ricreare quell’atmosfera fantastica che tutti noi abbiamo vissuto al PalaDelMauro fino a quattro anni fa.
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