Nove giornate naturalmente non bastano per emettere sentenze, ma iniziano a delineare la fisionomia di una squadra. I dati pubblicati dal CIES Football Observatory attraverso il proprio Performance Tool consentono di osservare l’Avellino da una prospettiva diversa rispetto a classifica, risultati e statistiche tradizionali.
L’obiettivo di questo strumento sviluppato dall’Osservatorio internazionale del calcio è misurare quanto una squadra riesca a incidere sullo svolgimento delle partite attraverso tre indicatori principali: pressione sugli avversari, controllo del gioco e occupazione della zona offensiva. Da questi parametri nasce un indice generale che prova a quantificare la capacità di una squadra di imporre la propria presenza sul rettangolo di gioco. Scopriamo, nel dettaglio, la posizione della formazione biancoverde.
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Avellino, l’index complessivo del Cies
L’Avellino di Nesta presenta un index complessivo di 62,1, dato che colloca i biancoverdi al diciannovesimo posto della Serie B. Un valore inferiore alla media del campionato e che suggerisce come la squadra biancoverde sia ancora alla ricerca di una piena identità dominante all’interno delle gare. Questo naturalmente non significa necessariamente rendimento insufficiente o scarsa competitività; il parametro misura infatti soprattutto la capacità di orientare gli eventi del match attraverso il gioco, indipendentemente dal risultato finale.
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Avellino, l’indice di pressione secondo il Cies
La voce più distante dalla media della categoria riguarda il pressure index. Con un valore di 48,0 contro il 66,0 medio della Serie B, i lupi occupano il diciannovesimo posto della graduatoria. Il dato prende in esame una serie di indicatori difensivi collegati alla pressione esercitata sugli avversari. In altre parole, evidenzia una squadra che, almeno per ora, fatica a soffocare stabilmente la costruzione rivale e a recuperare il pallone in posizioni avanzate, dato quest’ultimo nel quale i biancoverdi sono ventesimi.
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Avellino, l’indice di controllo secondo il Cies
Anche il control index racconta una situazione simile. Il 63,9 registrato dall’Avellino vale la diciottesima posizione, a fronte di una media pari a 71,0. In questo caso entrano in gioco gli aspetti legati alla gestione del possesso e alla costruzione delle azioni. Il quadro delineato dal CIES restituisce quindi il profilo di una formazione che non domina ancora con continuità il ritmo delle partite e che spesso preferisce sviluppare il proprio calcio all’interno di contesti più equilibrati o affidandosi alle ripartenze.
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Avellino, l’indice di occupazione secondo il Cies
Diverso il discorso per l’occupation index. Qui l’Avellino sale al tredicesimo posto con un valore di 74,3, molto vicino alla media di categoria fissata a 76,5. Si tratta dell’indicatore collegato alla presenza collettiva nella metà campo offensiva e alla capacità di occupare stabilmente le zone pericolose. È probabilmente il dato più incoraggiante dell’intero pacchetto statistico, perché evidenzia come i biancoverdi riescano comunque ad avvicinarsi alla porta avversaria con maggiore frequenza rispetto a quanto facciano intuire gli altri parametri.
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Cosa emerge dalla lettura dei dati
L’aspetto più interessante emerge proprio dall’incrocio tra questi numeri. L’Avellino non appare ancora una squadra in grado di controllare il match attraverso pressione e possesso, ma riesce comunque a mantenere una discreta presenza offensiva. Quella di Nesta è quindi una formazione ancora in costruzione sul piano del dominio territoriale, ma già perfettamente capace di produrre pericoli quando trova spazi da attaccare e ritmo nelle proprie giocate.
Più che una bocciatura, i numeri del CIES sembrano dunque indicare la direzione del lavoro. Per crescere, l’Avellino dovrà aumentare la propria influenza sulle partite prima ancora che sui risultati. Il dato sull’occupazione offensiva suggerisce l’esistenza di una base importante sulla quale costruire. Pressione e controllo rappresentano invece le aree nelle quali la squadra di Nesta può trovare il margine di miglioramento più significativo. Ed è proprio lì che passa il percorso verso un Avellino capace non soltanto di vincere le gare sfruttando gli episodi, ma anche di governarne l’inerzia.
