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Tra verità e segnali preoccupanti: è questo il vero Avellino?

Un'analisi a cura di Antonio Fusco

Due brutte sconfitte di fila: prima con il Cesena, poi con l’Empoli. Due insuccessi, per 3-0, che hanno creato preoccupazioni, e non poche, all’ambiente, con la dirigenza venuta tuttavia in soccorso di mister Raffaele Biancolino: fiducia al tecnico che, al momento, è in linea con gli obiettivi prefissati. La domanda, dunque, sorge spontanea: è questo il vero Avellino?

Avellino, l’analisi del momento: il lavoro Biancolino

È vero, mister Biancolino ha dimostrato di sapere assumersi le proprie responsabilità e di avere coraggio nelle scelte. È vero anche che, però, i segnali che apparivano incoraggianti intravisti nella gara contro il Pescara e poi in quella con la Reggiana, piuttosto che rappresentare un punto di ripartenza, dopo le sconfitte con Juve Stabia e Spezia, hanno prodotto un regresso nelle successive prestazioni dell’Avellino. Quello dei biancoverdi, dunque, è un quadro clinico che merita attenzione.

Nell’ultima sconfitta interna contro l’Empoli sono riaffiorati i fantasmi di un recente passato. Sembrerebbe essersi rivisto, a tratti, l’Avellino pre-Biancolino: lento, macchinoso, remissivo, troppo legato a una costruzione con ripartenza dal basso e costantemente orientato all’orizzontale. Insomma, mai una giocata rapida o uno spunto in verticale. Allora viene da chiedersi: era tutta un’illusione prima o questo non è il vero Avellino? Il calcio è sempre una questione di sottili equilibri. Ci vuole tanto per crearli e davvero poco per perderli.

La sensazione sembrerebbe quella di un Biancolino in confusione e, consequenzialmente, anche di una squadra in netta difficoltà ad esprimersi al meglio. Il mister, ad esempio, nella gara contro i toscani avrebbe caricato, con la rinuncia a Sounas e Palumbo dal primo minuto e con la scelta di Kumi e Besaggio, “il piatto di una stadera” con sassi che si sarebbero trasformati presto in bambagia, precipitando in un’atmosfera satura di una tensione ancora inedita nella gestione del Pitone.

La gara con l’Empoli e il prossimo futuro

In enorme difficoltà tattica e di gioco. A tratti spento, smarrito e svuotato di ogni stimolo, complici probabilmente situazioni inedite per una squadra che fin qui era riuscita, tranne in alcune situazioni, ad esprimersi al massimo, l’Avellino si è trovato ancora una volta a rincorrere avversari. Lasciando praterie, per sviluppare un gioco offensivo alquanto sterile e senza neppure potersi aggrappare a un punto fermo. Che, ad oggi, sembrerebbe non esserci ancora.

È pur vero che, contro l’Empoli, ci si è messa anche la sfortuna di aver perso Russo, per infortunio, in avvio di gara: un’innovazione tattica di cui non si sono potuti osservare i risultati. Ma ciò non può togliere il focus sulle problematiche del momento.

Ciò che sarebbe opportuno, ad oggi, è fare un passo indietro. Bisognerebbe tornare tutti insieme davanti a quella stadera e magari alleggerirla del peso del potenziale pericolo di un atteggiamento collettivo, tattico e umorale, che potrebbe mostrarsi come un limite. Perché l’Avellino ha dato spunti interessanti in queste prime tredici giornate ed ora non è il momento di disunirsi.

Ricompattarsi dunque, ripartire dalle certezze: per invertire la rotta e per rispondere ad una classifica che si accorcia significativamente e, ora, diventa non più trascurabile.


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