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Braglia e i suoi ragazzi: chiamateli ‘die hard’, duri a morire

Questa squadra non molla mai, non muore mai. E così rispetta la maglia e la storia

Dopo il primo tempo di ieri forse qualcuno era già pronto a mollare. 45’ di poca sostanza, il vantaggio del Padova, lo scenario di un nuovo ostacolo da superare. Farsi prendere dalla paura, da un certo sconforto, era forse persino naturale alla luce della tensione e dell’importanza dalla gara. Ma chi ha abbandonato le speranze dopo appena un tempo non aveva fatto i conti con lo spirito e l’energia di questi ragazzi, sempre più a proprio agio con questa maglia addosso, sempre più coerenti con la storia e la tradizione della squadra per cui lottano.

Di momenti difficili in questa stagione ce ne sono stati tanti. Il Covid, la disfatta di Bari, polemiche varie nate durante tutto l’anno e poi i playoff. Per due volte, sia con il Palermo che con il Südtirol, questa squadra si era trovata spalle al muro, costretta a rimontare e a difendere una situazione di vantaggio per 70’ in inferiorità numerica. Sembrano cose da poco, lette così, ma sono state vere e proprie imprese, nate dalla tempra e dall’anima di un gruppo meraviglioso. Questa serie di eventi avrebbe ammazzato chiunque, lo avrebbe messo in ginocchio, ma l’Avellino di Braglia è stato più forte, non si è mai piegato, non ha mai mollato. Non lo ha fatto nemmeno ieri, facendo in un ambiente decisamente ostile un altro piccolo capolavoro di tattica e motivazioni, cuore ed orgoglio.

È per tutti questi motivi che questa squadra si è meritata il soprannome di “Die Hard”. La citazione è ovviamente alla serie di film con Bruce Willis. Esattamente come il protagonista dell’action movie, Braglia e i suoi ragazzi hanno una corazza imperforabile e sono duri a morire. Lo dimostrano nei fatti, reagendo alle difficoltà del momento o della partita, ma non solo. Lo fanno in ogni singola azione, inseguendo l’avversario col sangue agli occhi o difendendo la porta come se fosse la propria vita. Lo fanno persino nelle zuffe dell’intervallo, quando spesso è chi non gioca a farsi avanti per difendere i compagni e lo stemma che portano sul petto.

Forse la cosa più bella di questa stagione, di questo gruppo i ragazzi, è proprio il forte spirito di unione che hanno costruito tra di loro e con la piazza. Nonostante gli stadi chiusi, il cuore di questi calciatori si è subito armonizzato alle esigenze dei tifosi, che da sempre chiedevano di vedere in campo “gente che lotta”. Carriero e compagni lo fanno ormai da un anno, tra alti e bassi perché è così che funziona, ma sempre con grande carattere e orgoglio. Nessuno di noi sa come finiranno questi playoff, per quanto tutti abbiamo in mente il finale più dolce. Una grande conquista questa squadra l’ha però già ottenuta: è entrata nel cuore della gente e lo ha fatto perché ha rispettato la storia e la passione che sono racchiuse in questa maglia. L’Avellino ora è ‘die hard’, si è riappropriato delle sue radici e del suo dna.

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