La nuova mappa europea del tifo violento (1) – L’Ucraina e quel patto contro i filorussi

La nuova mappa europea del tifo violento (1) – L’Ucraina e quel patto contro i filorussi

Non solo Inghilterra, Grecia o paesi dell’ex Jugoslavia, la mappa europea del tifo violento sta cambiando. In questo primo approfondimento andiamo a vedere cosa accade in Ucraina

Degenerazione del tifo nell’Est Europa e nel Nord Europa. Non solo Inghilterra, Grecia o paesi dell’ex Jugoslavia, la mappa europea del tifo violento sta cambiando.

Due i filoni principali: le tifoserie degli ex paesi del blocco sovietico come la Polonia, Russia, Ucraina, Ungheria, Repubblica Ceca ed il secondo fiolone, la vicina Turchia. In questi paesi si è diffuso sugli spalti un nuovo modo di intendere il tifo di curva: gruppi organizzati, composti da 40-50 persone, fisico e muscoli in bella vista, ed il Nazionalismo come filosofia di vita.

Concentriamo l’attenzione per oggi su qualche tifoseria dell’Ucraina.

Dai Carpazi al Donbas, decine di tifoserie Ucraine nel 2014 hanno aderito alle proteste anti-Yanukovich e lottato contro le mire putiniane o schierandosi a favore, confermando così la narrazione di un paese irrimediabilmente diviso fra Est filorusso e Ovest nazionalista. Da sottolineare che il 13 febbraio 2014, più di 30 gruppi ultras hanno siglato una tregua nel nome della comune appartenenza al “popolo ucraino”. Il documento è stato firmato dalla quasi totalità delle tifoserie della Premier League Ucraina. I gruppi ultras hanno pattuito  l’abbandono ad ogni forma di reciproca aggressione, fisica e persino verbale, decidendo di convogliare ogni sforzo contro il governo filo-russo di Janukovyč.

Organizzati, risoluti, rotti alla guerriglia urbana, così li possiamo descrivere.

Tre le motivazioni fondamentali: l’antiautoritarismo affinato in anni di battaglie con le forze di sicurezza; il rifiuto della cleptocrazia (ladri al potere) al potere; la sensibilità al tema dell’indipendenza ucraina, più sentita nelle fasce giovanili della popolazione, cresciute ovviamente dopo il crollo dell’Urss.

Un’ annotazioni da fare per quanto riguarda  i rapporti che legano i gruppi ultras alle dinamiche politiche: il 15 settembre 2013 a fine gara tra Metalist Kharkiv e Dinamo Kiev si verificano degli scontri tra le due tifoserie. La particolarità sta che in quest’ occasione i tifosi di casa (Metalist) sono stati spalleggiati dai russi dello Spartak Mosca.

In questa situazione, sta emergendo il ruolo delle diverse anime del nazionalismo. Si tratta di gruppi minoritari sia nella società ucraina che nell’opposizione al governo di Yanukovich, ma che si sono conquistati un posto in prima fila sia negli scontri violenti che nell’occupazione di Maidan e di diversi edifici pubblici in varie parti del Paese. Elettoralmente sono deboli e perciò si giocano il tutto per tutto puntando su una radicalizzazione del movimento e dello scontro.

Inoltre, a differenza della maggior parte degli ucraini scesi in piazza contro Yanukovich negli ultimi mesi, i nazionalisti non sono per nulla interessati a un avvicinamento del paese all’Unione europea.

Non lo sono certamente i neonazisti di Praviy Sektor (tradotto in Settore destro), la cui guida è Dmytro Iaroch, un noto estremista proveniente dall’Est del paese, che allo Kyiv Post ha spiegato di essere pronto a morire piuttosto che ritirarsi da Maidan (Piazza) e di lottare per “una insurrezione armata di natura indipendentista”.
Pravy Sektor ha federato diversi gruppi dell’ultra destra nemici della Russia ma altrettanto dell’Europa, come gli skinheads di White Hammer, gli hooligans della Dinamo Kiev o il gruppo Tridente. Non ultimo la vistosa coreografia dove si esprime il loro chiaro dissenso alla presenza d’immigranti.

Quest’ultimo schieramento si rifà all’esperienza dell’«Esercito insurrezionale ucraino», anticomunista e antisemita, che negli anni 40 mise in piedi per qualche settimana un governo indipendente grazie al sostegno dei nazisti e che in seguito condusse una guerriglia estrema sia contro la Wermacht che contro l’Armata rossa.

A Lviv, remoto ovest del paese, la squadra del Karpaty Lviv possiede la tifoseria più appassionata dell’Ucraina. Lviv è la culla della lingua e della cultura ucraina, anche questo si riflette sulla scena ultras della squadra. Ultras contrari al multiculturalismo, non rientrante nell’etica di molti tifosi del Karpaty, che sono dichiaratamente nazionalisti ucraini, sfociando in episodi di razzismo.

In quel di Kiev, sponda Dinamo Kiev, esistono i “bianchi” dei White Boys. Il loro nome ha un duplice significato: oltre ad indicare il colore della prima maglia della Dinamo, si riferisce anche agli elementi che compongono il loro gruppo, il colore bianco della pelle. Caratteristica più evidente, ciò che lo distingue dal calcio in Germania, è l’esibizione esplicita di simboli nazionalisti, fascisti e di estrema destra, cosa vietata nel paese tedesco.

L’Inghilterra sarà anche stata la patria degli hooligans, ma i tempi sono cambiati. Mentre gli ultras in sovrappeso inglesi si annidano nei pub sperando in qualche emozione, i loro corrispettivi polacchi si danno appuntamento per delle mega-risse nel bosco, talvolta armati di machete e altri utensili assortiti. Al giorno d’oggi quasi ogni città ucraina ha una propria tifoseria organizzata.

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