De Cesare & Sidigas: quel progetto sportivo che potrebbe cambiare l’Italia

De Cesare & Sidigas: quel progetto sportivo che potrebbe cambiare l’Italia

Sarebbe la prima vera grande Polisportiva italiana con un unico patron a capo di una società di basket di primo livello (la Scandone in serie A e in Europa) e l’Avellino calcio (in serie B). Idea affascinante, percorribile ed economicamente vantaggiosa per tutti viste le potenzialità imprenditoriali di Giannandrea De Cesare

Ad Avellino vi è traccia dell’attività calcistica fin dal 1907, con la già esistente A.S. Avellinese i cui iscritti prendevano parte alle varie discipline, dall’atletica leggera all’automobilismo, dal ciclismo al motociclismo, dal calcio al tennis, quest’ultima l’unica attività che vedeva la partecipazione  delle donne all’epoca.

Proprio nel 1907 venne fondato, da Carlo Fraunfelder, lo Sporting Avellino, una polisportiva all’interno della quale venivano praticati vari sport fra cui il calcio, destinato a diventare il primo sport provinciale.

Successivamente troveremo altri nomi di associazioni sportive sul territorio cittadino avellinese, associazioni o piccole società aventi il merito di coltivare lo spirito sportivo cittadino.

Lo spirito della Polisportiva Avellinese lo si ritrova per tutto l’inizio del 900, tanto da aver ritrovato tracce di eventi sportivi come la “VI° festa sportiva in Villa Comunale”, progetto che prevedeva la manifestazione di vari sport accompagnati da eventi musicali. Un’unica società che racchiudeva varie eccellenze sportive territoriali.

Eppure in Italia il fenomeno della società polisportiva ha fatto molta fatica ad affermarsi ai massimi livelli. In Europa vediamo tantissime realtà di Polisportive gloriose, i nomi che troviamo sono sempre gli stessi, dal calcio al basket, le squadre ai vertici dei vari tornei continentali sono: Barcellona, Real Madrid, Cska Mosca, Stella Rossa, Partizan, Panathinaikos, Olympiakos, Fenerbahce, Galatasaray, Maccabi ed anche lo stesso Bayern Monaco.

Società rimaste costantemente o quasi ai vertici nel corso dei decenni, mentre nel resto d’Europa, realtà più o meno estemporanee, divenivano comparse nel mondo dello sport, degli outlier.

Sapevate che la sezione basket dell’Inter ha vinto il campionato di serie A nel 1923? O che la Lazio è la polisportiva più grande del mondo, con ben 59 tra sezioni e associate?

Basta visitare il sito della S.S. Lazio per rendersi conto delle dimensioni del progetto, rispolverato soprattutto negli ultimi anni ed ora facente parte dell’ EMCA è la European Multisport Club Association, un’Associazione apolitica e senza scopo di lucro che riunisce ad oggi 15 Polisportive europee ed ispira la propria attività ai principi espressi nella “Declaration of Multisport”, firmata a Bruxelles l’8 gennaio 2013.

Di economia capisco poco o niente, ma credo che per sistemare i conti una società professionistica deve muoversi in due direzioni: diminuire i costi e/o aumentare i ricavi. Creare una società polisportiva va proprio in quella direzione: condividere strutture, materiale umano, marketing, per ridurre le spese e ridistribuire gli introiti tra le varie sezioni.

Sponda Bayern Monaco, quest’esempio lo faccio perché il club bavarese ha ripreso da pochi anni il progetto della palla a spicchi, caduto in un dimenticatoio nelle serie inferiori, quest’estate avversario della Sidigas Scandone durante il torneo Kranz ParhHotel Cup, battendo i lupi nel finale 81-74.

La sezione più antica del Bayern Monaco è il calcio, creata nel 1900, predominante nel giro d’affari. La sezione basket nasce nel 1946 e si sviluppa negli anni ’50, vincendo due volte la Bundesliga.

Il basket è andato pian piano in declino, finendo per sprofondare nelle serie minori a partire dalla fine degli anni ’60 e restandovi, salvo qualche sporadica risalita. Nel 2008, la società prende una decisione in controtendenza dopo 40 anni di oblio: con una sezione calcio che fattura milioni e milioni di euro e la palla a spicchi che in patria sta crescendo a vista d’occhio, la polisportiva decide di investire pesantemente una parte dei soldi incassati col calcio nel rilancio del basket. I risultati sono lampo: nel 2011 arriva la promozione nella massima serie, e nel 2014 il ritorno sul trono di Germania con la finale vinta contro l’Alba Berlino, il terzo titolo nazionale, a coronamento di una stagione che ha segnato anche l’esordio in Eurolega grazie alla wild card. Oggi la sezione basket viaggia a pieno regime.

Gli altri club, come Real Madrid e Barcellona, ed anche il citato Bayern Monaco hanno tutti in comune un altro progetto, l’azionariato popolare.

Cosa vuol dire?

Semplice, è una pratica diffusa nel mondo sportivo, attraverso la quale i tifosi partecipano alla vita e al governo di una società, diventandone azionisti. Questi club hanno iniziato un percorso attraverso cui i tifosi sono parte attiva nella vita del club, partecipando alle decisioni del club. Mi spiego: il Barcellona ha 160.000 soci, ognuno dei quali paga 155 euro per una quota annuale.

Che significa?

Che moltiplicando questi soldi per il numero di soci, la società ha un cash-flow di una ventina milioni di euro, ma capite bene che non basta ciò per fare mercato. L’azionariato permette al club di essere su misura per i tifosi, che poi ne devono usufruire e quindi aumentare il fatturato. Quindi è l’economia indotta che si crea tramite l’azionariato popolare che determina il valore aggiunto per il club.

In Germania, il legislatore federale è intervenuto già nel lontano 1999 stabilendo un tetto alle quote di partecipazione azionaria all’interno dei club calcistici: nessuno di questi può avere un socio che abbia più del 50% del capitale sociale. Risultato: tutti i club ad eslusione del Bayer Leverkusen (che è interamente posseduto dalla Bayer, che a sua voltaè una società) hanno una parte di azioni distribuita ai tifosi.Il nostro esempio, il Bayern Monaco è dell’Audi, dell’Adidas e dell’Allianz, per il 9% ciascuna, e per il restante 73 % dei tifosi, con oltre 220.000 soci.

Probabilmente in Italia non esistono società calcistiche, e non si può prescindere dal partire da quelle in italia, con la forza del Bayern del Real Madrid o del Barcellona; inoltre si aggiungono le tradizioni costruite in decenni, secoli di campanilismi che impedirebbero di mettere in piedi progetti del genere.

Questa realtà societaria potrebbe essere il futuro dello sport in Italia, dal più piccolo comune alle grandi metropoli italiane. E si potrebbe partire incredibilmente anche da Avellino. Dove, come da noi scritto alla vigilia di Capodanno (LEGGI QUI), l’ingegner Giannandrea De Cesare potrebbe quasi clamorosamente raddoppiare il proprio impegno al fianco anche del calcio. Sarebbe la prima vera grande Polisportiva italiana con un unico patron a capo di una società di basket di primo livello (la Scandone in serie A e in Europa) e l’Avellino calcio (in serie B). Idea affascinante, percorribile ed economicamente vantaggiosa per tutti viste le potenzialità imprenditoriali del patron della Sidigas. Insomma, tutto è possibile…

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