
Tre su tre.
Parlano chiaro i 9 punti in 14 giorni. Un Avellino cinico, caparbio, sfacciato, che quando affonda i denti fa male fino alle viscere.
Eppure non è sempre così. Questa squadra è capace di passare in pochi giorni dall’inferno al paradiso, e viceversa. La storia insegna. Alla seconda giornata d’andata, dopo una sofferta vittoria sette giorni prima, l’Avellino torna da Cittadella con i segni di tre ceffoni sulla faccia. Un punto in casa con lo Spezia e la sentenza dei tifosi è emessa: “Rastelli non arriva alla quarta”.
Quella quarta era un Latina – Avellino, dove arrivarono tre punti sudati, proprio come al ritorno. Nel mezzo ci troviamo errori dal dischetto ed orrori arbitrali, incredibili vittorie e sconfitte al limite dell’indecenza. Poi arriva il giorno degli innamorati, il giorno di festa patronale. E allora ecco che chi ama Avellino si riversa allo stadio, non sapendo di assistere alla più concreta delle vittorie e ad una magia dell’angelo custode Castaldo.
Tre su tre. Mai successo.
E allora la sentenza è diversa: “Mamma mia come simmo forti”.
La conferma che l’Avellino è un cubo di Rubik, difficile da comporre, ma altamente geniale. Rastelli ha quel cubo in mano e, che lo si ammetta o meno, è l’unico che sa in che direzione muovere le facce.
E ora ci aspetta Livorno, una sorta di scontro diretto. Questo Avellino ci ha abituati ad alti e bassi, sconfitte immeritate, vittorie sofferte ed emozioni contrastanti. Un Avellino che affoga nelle delusioni e riemerge dalle tenebre. Una squadra indecifrabile, che non smetterà mai di stupire. E allora tutti a Livorno, perché se per gli altri sembra scontato che i lupi difficilmente suoneranno la quarta sinfonia, noi sappiamo perfettamente che l’Avellino ha 150 sfumature diverse. E non si sa mai sfoderi quella giusta.






