Braglia – Carriera e tattica: ecco chi è il nuovo allenatore dei lupi

La scheda di presentazione del nuovo allenatore biancoverde

di Filippo Abbondandolo, @filippoabb

BRAGLIA – Piero Braglia è il nuovo allenatore dell’Avellino. Dopo aver vinto il ballottaggio con Gaetano Auteri, sarà il tecnico toscano a raccogliere l’eredità di Ezio Capuano. Un tecnico esperto e vincente, desideroso di lasciare la sua impronta anche nella calda ed esigente piazza biancoverde.

Carriera

Nato a Grosseto il 10 gennaio 1955, Piero Braglia, dopo una buona carriera da calciatore (1973-1989) nel ruolo di centrocampista, muove i suoi primi passi da allenatore nel mondo dell’Interregionale (ottime cose alla guida della Colligiana).

La prima esperienza importante arriva nella stagione 1994-1995 con la vittoria del torneo di C2 alla guida del Montevarchi. Dopo un’altra annata alla guida dei toscani, arriva l’esperienza sulla panchina del Pontedera (15° posto in C2 nel campionato 1996-1997). Nel ‘97-‘98 l’amara delusione alla guida della Carrarese (C1, esonerato dopo 9 gare).
La ripartenza avviene dall’Interregionale in sella alla Sangiovannese (2° posto) e certificata dalla buona annata vissuta a Foggia (4° posto in C2 nel ’99-’00). Nel ’01-’02 ecco il ritorno al Montevarchi (13° posto in C2).

Dalla Toscana all’Abruzzo. Dal 2001 al 2003 arrivano due buoni campionati (8° e 9° posto finali) sulla panchina del Chieti (De Simone e Biancolino alle sue dipendenze prima del passaggio in Irpinia) che gli valgono la chiamata dell’ambizioso Catanzaro. In terra calabrese arrivano il trionfo nel campionato di C1 2003-2004 ed il repentino esonero (dopo sole 5 gare) nell’annata successiva.

Dopo il 5° posto con la Sangiovannese (C1 2005-2006) arriva un’altra soddisfazione in quel di Pisa nel 2006-2007. Dopo il terzo posto della stagione regolare, i nerazzurri agguantano la serie B tramite i playoff (2-0 al Monza con i gol di Ceravolo e quello decisivo ai supplementari dell’ex lupo Ciotola). Toscani in B, lui resta in C, spostandosi di pochi chilometri ed accasandosi alla Lucchese (8° posto in C1 nel 2007-2008). La B arriva attraverso la successiva esperienza di Frosinone (11° posto nel 2008-2009), prima dell’amara avventura di Taranto (esonero dopo 5 gare nel 2009-2010).

La gran voglia di rivalsa si materializza nella stagione successiva quando, a Castellamare di Stabia, nasce il binomio con Salvatore Di Somma. La Juve Stabia (con Albadoro, Fabbro, Ciotola e Fumagalli in rosa), dopo il quinto posto della regular season, fa saltare il banco nei playoff piegando prima il Benevento (semifinale) e poi l’Atletico Roma (finale). Alla gustosa torta chiamata Serie B, si aggiunge anche la ciliegina della Coppa Italia di categoria (doppio successo sul Carpi di Sottili). Nella successiva stagione in B (2011-2012) arriva una brillante salvezza con un bel 9° posto finale. Le strade con Di Somma si dividono ma Braglia prosegue per altre due annate la sua avventura in gialloblù. Un’altra salvezza (16° posto nel 2012-2013) prima dell’amara retrocessione dell’annata successiva, condita da un esonero e da un ritorno infruttuoso per portare a termine nel modo migliore la stagione.

Dopo un altro esonero in quel di Pisa (C1, 2014-2015) ecco l’esperienza di Lecce (C1, 2015-2016). Subentrato in corsa ad Asta, raggiunge la semifinale playoff piegandosi all’arrembante Foggia di Roberto De Zerbi. Dalla delusione salentina a quella più cocente sulla panchina dell’Alessandria (C1 2016-2017). Dopo un campionato condotto con grande autorità, i grigi si fanno infilzare e superare dalla Cremonese di Tesser nelle fasi finali con Braglia che viene esonerato a due giornate dalla conclusione della stagione regolare.

L’amarezza però viene subito cancellata, con la nuova entusiasmante avventura in Calabria sullo scanno del Cosenza (C1 2017-2018). Subentrato in corsa a Fontana chiude il girone C al 5° posto prima di scatenarsi con una cavalcata trionfale nella lotteria dei playoff, culminata con il 3-1 inflitto al Siena nella finalissima disputata sul neutro di Pescara. Il successivo campionato di B (2018-2019) è più che soddisfacente (10° posto finale), il resto è storia nota. Il 2019-2020 viaggia senza grandi soddisfazioni prima dell’esonero maturato alla 23° giornata poco prima del lockdown che ha stravolto la vita del mondo intero.
Un finale amaro che però, analizzando la carriera del neo tecnico biancoverde, lascia in eredità segnali positivi. Dopo una delusione, Braglia è sempre riuscito a rialzarsi e far sognare. Chissà che la storia non possa ripetersi nuovamente.

Tattica

Il dogma tattico dell’allenatore toscano è l’utilizzo della difesa a 3, con l’alternanza a livello tattico di due moduli precisi: 3-5-2 (prevalente) e 3-4-3, con la capacità di adattarsi al meglio rispetto al materiale umano a propria disposizione.

In fase offensiva il 3-5-2 si trasforma in un 3-3-2-2. I tre centrali difensivi restano in marcatura preventiva sugli attaccanti avversari. I due quinti salgono in linea con il centrale di centrocampo mentre le due mezzali accompagnano sulla trequarti l’azione dei due attaccanti. Nello sviluppo della manovra grande importanza rivestono le catene laterali, con le mezzali abili ad allargarsi ed aprire gli spazi per gli inserimenti degli esterni. Quando l’azione parte dal basso (impostazione di uno dei tre centrali difensivi) si cerca l’ampiezza (determinata dagli esterni) o la profondità (un attaccante che attacca lo spazio alle spalle dei difensori avversari)

In fase difensiva il modulo diventa invece un 5-3-1-1. I due esterni scalano sulla linea dei tre centrali formando una solida linea a 5. Una delle due punte cerca invece di smarcarsi per cercare di azionare una rapida ripartenza in caso di recupero palla.

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