Braglia: “Serve umiltà, continuiamo così. Il calcio deve tornare ad essere dei tifosi”

Così il tecnico biancoverde in conferenza stampa

di Domenico Abbondandolo, @domenicoabb

Il tecnico dei lupi Piero Braglia ha presentato in conferenza stampa il match di lunedì sera con la Juve Stabia, soffermandosi sul momento positivo della sua squadra e analizzando le scelte che adotterà in vista dei quattro impegni ravvicinati. Il mister biancoverde ha tenuto un profilo basso, chiedendo ai suoi di restare con i piedi piantati per terra e di lavorare con umiltà. Inutile parlare oggi di promozione: il suo Avellino dovrà ragionare di partita in partita, con l’obiettivo di essere in alto ad aprile.

Sui suoi trascorsi a Castellammare – “Alla Juve Stabia ci sono stato 4 anni, ho ricordi piacevoli e non potrò fare altro che ringraziarli sempre tutti, dai tifosi ai dirigenti. Ma io faccio questo lavoro, adesso sono ad Avellino e devo pensare all’Avellino”.

Sugli impegni ravvicinati – “Sul lavoro quando c’è l’infrasettimanale portiamo avanti un programma minimo. Bisogna accettare il calendario per com’è e cercare di fare risultati il più possibile. Abbiamo una rosa competitiva, possiamo far rifiatare chi ne ha bisogno, inutile lamentarsi o fare polemica. Chi ha giocato meno deve comunque dimostrare di potersela giocare con chi è stato utilizzato di più”.

Sugli obiettivi – “Credo che fino alla sesta-ottava giornata non si possa giudicare una squadra né il campionato che andrà a fare: i valori verranno fuori dopo, abbiamo tutti bisogno di giocare e di conoscerci. Sono contento dei ragazzi, dobbiamo essere umili. Non dobbiamo crearci obiettivi alla seconda: i campionati te li giochi a marzo-aprile, non dobbiamo parlare ma lavorare e stare zitti. Ci sono 7-8 squadre di pari lavoro, ce la giocheremo sicuramente, siamo bravi a vendere cara la pelle, ma i conti li facciamo alla fine. Abbiamo la fortuna di aver avuto ragazzi molto bravi che stanno dando quel qualcosa in più per vincere le partite e mi auguro che continuino, tra mille difficoltà, a farlo”.

Su De Francesco e sul match di lunedì – “A Viterbo la squadra non ha fatto bene, mentre a Palermo De Francesco è stato tra i migliori. Ha toccato molti palloni, ne ha recuperati una decina, il problema De Francesco non esiste. La posizione se la sceglie lui, per me è un giocatore importante: ha bisogno di ritrovare continuità e condizione. La Juve Stabia è una squadra forte, tra le 7-8 di pari livello. Naturale che vogliano vincere, ma anche noi lo vogliamo. Dobbiamo prepararci bene perché questa è una squadra fastidiosa da molti punti di vista”.

Sull’assetto tattico – “Non è giusto cambiare l’assetto sulla base dell’avversario, abbiamo trovato equilibri e la base non la tocco. Non ci penso nemmeno. Il problema non è l’assetto, ma la mentalità e la voglia che hai di fare. Ho fiducia nei ragazzi e i conti si fanno sempre alla fine, ma non cambio certo assetto”.

Sul turnover in attacco – “A me dei nomi non me ne frega niente. Maniero è un giocatore dell’Avellino, a Palermo ha fatto bene, perciò il problema non esiste. Abbiamo 4 attaccanti e l’unico un po’ diverso è Fella, dobbiamo vedere di partita in partita. Non penalizzo nessuno dei quattro: sta a loro dimostrare di voler stare dentro questa squadra. Devono prendere esempio da uno come Maniero, che è partito dalla panchina con il sorriso ed è entrato benissimo. Siamo orientati a far girare i giocatori su partite ravvicinate su quelli che in questo momento stanno bene”.

Su D’Angelo – “D’Angelo ha la testa giusta per giocare a calcio, sta facendo le due fasi benissimo. Sono contento della squadra, è inutile fare nomi. Ci tengo a sottolineare che sono contento di tutta la squadra in generale. La squadra è l’Avellino, i risultati li sta facendo l’Avellino, correndo e dandosi una mano. Dobbiamo continuare così”.

Sui giovani – “Rizzo sta bene, Nikolic è un ragazzo umile, Bruzzo è un timido e deve crescere ancora. Si impegnano, ma Michele è un pochino indietro. Nikolic è sveglio, è un buon profilo. Rizzo è un titolare, avrà spazio come tutti”.

Sugli stadi vuoti – “Sono sempre stato abituato a giocare con il pubblico, ti aiuta a fare la prestazione. Così quelli che non hanno un grande carattere riescono a giocare, non c’è grande tensione e mi sembra molto riduttiva la cosa. Ci sono delle cose che non mi tornano, ma non ne vale la pena parlarne. Questo non è calcio, vedo dei programmi in tv con il pubblico in 30 metri quadri, poi negli stadi non li fanno entrare. Il calcio è della gente e deve sempre essere della gente”.

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