[Storie] – Estate 1985, quando l’Avellino sognava i fuoriclasse

Quando i biancoverdi inseguivano Cerezo. Ma non solo…

di Domenico Abbondandolo, @domenicoabb

Nella calda estate del 1985, dopo l’addio a sorpresa di mister Angelillo, l’Avellino decide di ripartire dal santone slavo Tomislav Ivic, tecnico di rango internazionale, già campione di Jugoslavia, Olanda e Belgio. Al cambio della guida tecnica corrisponde un profondo rinnovamento della rosa. La società irpina è molto attiva sia in entrata che in uscita. Agli acquisti di Benedetti, Agostinelli, Bertoni e Galvani fanno da contraltare le illustri cessioni di Colombo, Tagliaferri e Barbadillo, tutti ceduti all’Udinese per un totale di 5,3 miliardi.

Obiettivo Cerezo

È in particolare la cessione dell’asso peruviano che apre nuove interessanti prospettive di mercato, con i lupi di Ivic che si preparano alla possibilità di acquistare un nuovo straniero, da affiancare alla punta Ramon Diaz, confermatissimo dopo le ottime prime due stagioni vissute all’ombra del Partenio. I rumors di mercato si sprecano, i nomi sono tanti, ma il vero obiettivo dell’Avellino e del suo nuovo allenatore sembra essere uno: Toninho Cerezo.

Ad alimentare il sogno di un’intera provincia sono le difficoltà della Roma, alle prese con la grana Falcão e con il tesseramento di Boniek dalla Juventus, che pensa dunque di liberare lo spazio per il polacco congelando la posizione di Cerezo. Irritato dalla situazione, il calciatore brasiliano si ritira in Amazzonia per pescare e decide di non rientrare nella Capitale. La situazione è complicata e resta tale anche al rientro del campione in Italia, quando Cerezo dichiara a mezzo stampa di essere disposto a lasciare i giallorossi alle sue condizioni: “Aspetto dalla Roma una sola proposta, un contratto triennale. Ho già detto di essere disposto a giocare nell’Atalanta, nell’Avellino o a Firenze ma a patto che mi sia offerto un contratto triennale”.

I lupi hanno dunque il gradimento, o presunto tale, del fuoriclasse brasiliano e radio mercato conferma la possibilità di questo matrimonio. Le indiscrezioni parlano di un documento, di un pre-contratto firmato sia dalla Roma che dal calciatore. Il 31 luglio L’Unità scrive testuali parole: “Cerezo è quindi disponibile ad andare ad Avellino dove certo non tirerebbero fuori molti soldi. Fanno un favore a Viola, tocca a lui pagare. Questo sempre che non si trovi una soluzione che sblocchi la vicenda Falcão”.

Falcão e Socrates

La vicenda Cerezo-Avellino è dunque legata a doppio filo al destino di Falcão e si sviluppa dunque su un asse che da Avellino porta a Roma e si estende poi fino a Firenze. In quella stessa estate, infatti, la Viola si dimostra interessata ai due gioielli brasiliani della Roma e lo fa nell’ottica di una cessione di Socrates. Il contesto è il seguente: la Roma deve privarsi di uno straniero (Cerezo o Falcão), la Fiorentina vorrebbe sostituire Socrates e l’Avellino vorrebbe prendere uno straniero.

Per questo motivo, interesse per Cerezo a parte, sull’asse Roma-Firenze-Avellino si sviluppano contatti e dialoghi sempre più ad ampio raggio, che chiamano in causa tutti i nomi coinvolti. Sembra inverosimile, ma ai lupi vengono così offerti i cartellini di Falcão e Socrates – due dei calciatori brasiliani più famosi dell’epoca -, come testimonia la seguente ricostruzione fatta dal quotidiano La Repubblica: “Giro di stranieri incompiuto, l’Avellino in mattinata ne ha perso uno, Barbadillo, ne tessererà un altro, non c’è problema, alla Roma uno è di troppo, forse finirà a Firenze, da Firenze un altro ne andrà all’Avellino, queste le possibili ipotesi: Falcao dalla Roma alla Fiorentina, Socrates dalla Fiorentina all’Avellino, questa la più probabile. Altra ipotesi: Falcao alla Roma, Cerezo all’Avellino, Socrates rimane in viola. […]  La terza ipotesi è la meno probabile: Cerezo alla Roma, Socrates rimane a Firenze e Falcao va ad Avellino“.

La fine del sogno

L’estate intanto scorre, il mercato si avvicina alla conclusione e l’affare non si sblocca. Il pesante ingaggio di Falcão e Socrates (1 miliardo) frena l’Avellino, che da solo non può sorbirsi un esborso simile. Resta in piedi l’ipotesi Cerezo, ma dopo una lunga querelle la società del presidente Viola trova una soluzione per Falcão – che torna in Brasile – e reintegra così l’obiettivo principale dei lupi. Gli sviluppi capitolini cambiano anche le strategie della Fiorentina, che a sua volta cede Socrates al Flamengo. Del giro di stranieri tanto atteso non c’è traccia, l’Avellino resta col cerino in mano e attende nuove occasioni.

Il sogno di tesserare un fuoriclasse, uno dei fenomeni del Brasile presentatosi ai Mondiali di Spagna ’82, rimane tale. Anzi, per uno scherzo del destino si realizza pochi mesi dopo ma con modalità ed efficacia totalmente differenti da quelle immaginate ad occhi aperti da tutti i tifosi biancoverdi. Il secondo straniero arriva infatti ad Avellino a novembre: è brasiliano ed è reduce dai Mondiali del 1982. Si tratta di João Batista da Silva, ex centrocampista della Lazio, dotato di grande talento ma spesso – troppo spesso – svogliato e incostante. La sua esperienza in biancoverde è quasi impalpabile, silenziosa e impercettibile. Il samba brasiliano che anima l’estate irpina si veste di saudade e malinconia con il passare dei mesi. A fine stagione Batista torna in patria, partendo di notte, senza alcun rimpianto. Quel rimpianto che ancora oggi alberga in questa storia. La storia di quell’estate in cui l’Avellino sognava i fuoriclasse: Cerezo, Falcão e Socrates.

 

 

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