Speciale Terremoto, Dell’Anno: “Terremotati e fieri. Ma nessuno ha mai avuto il coraggio di dircelo in faccia”

Speciale Terremoto, Dell’Anno: “Terremotati e fieri. Ma nessuno ha mai avuto il coraggio di dircelo in faccia”

L’intervista a Mario Dell’Anno

di Michelangelo Freda, @m_freda21

Trentotto anni sono passati da quel tragico giorno. Le ferite di uno degli eventi naturali più catastrofici del secolo scorso sono visibili ancora agli occhi della popolazione irpina. Rialzarsi è stato difficile, in tanti hanno violentato la nostra terra per fini economici. Quest’oggi Mario Dell’Anno, leader storico della curva sud, ha voluto ricordare quei tragici minuti ai nostri microfoni: “Fu una vittoria meravigliosa quella contro l’Ascoli. Fini 4-2 con goal di Juary e doppietta ugolotti, apri le marcature Scorsa, giocatore dell’Ascoli, con un autogoal . Nessuno poteva immaginare cosa potesse succedere di li a poco. Ero per il corso, dinnanzi la Standa con degli amici a parlare della partita. Eravamo già proiettati alla prossima partita, indaffarati nel pensar gli striscioni più adatti da esibire allo stadio. Purtroppo dopo pochi minuti sentimmo la terra tremare sotto i nostri piedi, vedemmo una nuvola di polvere proveniente da piazza libertà/piazza del popolo che oscuro a tutti la vista. Il mio primo pensiero fu rivolto ai miei genitori che vivevano in un condominio molto alto. Quella nube di polvere mi fece pensare al peggio.”

Il Capo tifoso, un po’ commosso, ci rivela che i giorni successivi furono tra i più brutti della sua vita, aver perso amici e persone care fa male e dinnanzi a quella immane tragedia si sentiva impotente. I momenti più brutti, denigratori, arrivarono nelle successive giornate di campionato: “Ci ritrovammo dinnanzi bestie di tifosi che ci urlavano TERREMOTATI per colpirci nel cuore. Non hanno mai compreso realmente la nostra sofferenza, ma noi tifosi e la nostra squadra è riuscita a farsi valere fino alla fine del campionato. Non aggiungo altro, ma ricordo molto bene le facce di quei tifosi avversari che dopo aver cantanti quei cori, si ritrovavano davanti i gruppi ultras biancoverdi…”

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