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Ritrovare fiducia lontano dal PalaDelMauro (di Alfredo Bartoli)

La vita è già strana di suo ma, probabilmente, per uno sportivo professionista può assumere contorni oltremodo inaspettati o impronosticabili. Pregi e difetti di un mestiere tanto particolare quanto volubile che ti toglie più velocemente di quanto (e quando) ti dà. Chi si sente intoccabile in questo mondo, non è un uomo di sport perché non conosce il piacere della competizione e si accontenta di rimanere nell’anonimato, senza metterci mai la faccia.Frank Vitucci tutto questo lo conosce già e da uomo, vero, di sport sa che questi momenti ha scelto di viverli: le contestazioni, le voci di aut aut, i risultati obbligati fanno e faranno sempre parte di questa vita, così come i successi, le soddisfazioni e le vittorie.

Il coach veneto un momento del genere, ad Avellino, lo ha già vissuto: nella sua prima stagione in Irpinia, dopo 9 giornate, il record dell’allora A.Ir era 3 vinte 6 perse e, prima di affrontare Cremona nella decima giornata , la striscia aperta di sconfitte era arrivata a 4. Come oggi, l’ambiente mugugnava e la stampa parlava di ultima spiaggia. Per fortuna (di tutti), quella partita si vinse e da lì iniziò una clamorosa cavalcata che portò, tra le altre cose, ad una semifinale di Coppa Italia e un quarto play off.

La partita di domenica sera contro Pesaro assomiglia terribilmente a quella contro Cremona, per tensione, importanza e difficoltà. Purtroppo però le somiglianze si fermano qui: senza voler paragonare gli aspetti tecnici delle due stagioni, la prima differenza che salta all’occhio riguarda la situazione ambientale. Per quanto, nel 2010, le cose potessero andare male dal punto di vista dei risultati, c’era tanta energia positiva intorno alla squadra, tanta voglia di stare vicini alla Scandone e una base di entusiasmo su cui contare in ogni singolo momento della stagione. A distanza di 4 anni tutto questo si è trasformato in scoramento, tribune vuote e mancanza di interesse generale. Ed è questa la cosa più preoccupante perché questa depressione generalizzata è presente da un bel po’ nell’ambiente Scandone: anche quando i risultati arrivavano c’erano comunque lamentale e borbottii di varia natura, a volte del tutto inspiegabili, deflagrati del tutto con la recente crisi di gioco e vittorie.

L’unica cosa che potrebbe dare una mano alla Scandone è il calendario, e non per le avversarie da affrontare. Cavaliero e compagni, infatti, per un po’ non giocheranno al PalaDelMauro (il prossimo appuntamento casalingo è per il primo marzo) e, per quanto paradossale possa essere, allontanarsi da quello che, da sempre, è considerato uno dei punti di forza della “provinciale” Avellino, in questo momento potrebbe rendere le cose leggermente meno difficili. Intendiamoci: quanto scritto non vuole addossare le responsabilità di quanto sta accadendo (ormai da tre anni a questa parte) su chi “spende impegno, passione e risorse per questa squadra” (cit. Coach Vitucci), ma vuole solo evidenziare come giocare fuori casa possa togliere un minimo di pressione ad una squadra decisamente non serena.

Mai avremmo pensato di scrivere una cosa del genere, ma ormai ci aggrappiamo a tutto pur di ritrovare un minimo di compattezza e di fiducia.


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