Così lontana, così vicina. L’avventura della Scandone alle Final Eight si può riassumere così. Anche se sono già passati otto giorni, tutti i tifosi biancoverdi hanno ben vivida nella mente la bellissima partita che Vitucci e i suoi ragazzi hanno condotto per 40 minuti meno 94 centesimi di secondo, contro la super favorita Milano. Probabilmente il basket è l’unico sport al mondo in cui, in un tempo inferiore al secondo, si decidono le sorti di una partita. Ma tant’è, e allora è inutile tornare a girare il coltello nella piaga, se non per ripartire dalla prestazione di Banks e compagni al PalaDesio.
Una prestazione maiuscola e, cosa ancora più importante, una prestazione finalmente continua per tutta l’arco della gara. E’ la prima volta dall’inizio dell’anno che i biancoverdi hanno dimostrato tanta applicazione e concentrazione per tutti i 40 minuti, a dimostrazione degli ampi margini di crescita di questa squadra. Se lo staff tecnico ha preparato la gara in ogni minimo dettaglio, i giocatori sono stati bravissimi ad applicare in toto il piano partita: la difesa su Samuels, rifornito poco e male, la capacità di tenere sempre i ritmi bassi, la “sfacciataggine” di voler batter Milano con le sue armi, il tutto sfruttando a proprio vantaggio la pressione sulle spalle dell’EA 7. Fare tutto questo (e altro) contro una squadra che ha il potenziale fisico, atletico e di talento per ammazzarti in ogni singolo momento di ogni singola partita, dimostra che questo gruppo, oltre a valori puramente tecnici e atletici, ha anche qualcosa in più: quel qualcosa che il pubblico del PalaDelMauro sta provando a cercare dal 12 ottobre, giorno della prima partita di campionato contro Venezia. E per questo che bisogna ripartire da Desio e da quel quarto di finale che si meritava di vincere, perché quella deve essere la chiave di volta per far girare, definitivamente e una volta per tutte, questa stagione, al di là dei singoli limiti di ogni giocatore. Anche perché coach Vitucci, da questo punto di vista, è stato chiaro: la squadra non si tocca per cui bisogna trovare il modo di far rendere tutti al massimo.
Adesso ci sono undici partite. Undici partite per dimostrare che quella di Desio non è stata solo una parentesi, per far vedere che concentrazione e impegno saranno sempre ai massimi, sia che si giochi contro i più forti che contro i più deboli, per meritare di raggiungere un obiettivo che questa squadra ha nelle sue corde, e nei suoi pensieri. Il primo impegno, sulla carta, è probabilmente il più agevole: Capo d’Orlando arriva ad Avellino in piena crisi di risultati (ha perso cinque delle ultime sei partite ed ha una serie aperta di quattro sconfitte) e, soprattutto, di roster, visto che nel giro di 10 giorni ha perso due americani. Il primo, in ordine di tempo, è stato Bradford Burgess (ala da 8.7 punti in 26 minuti di utilizzo) sospeso per motivi disciplinari, mentre è di ieri la notizia che Austin Freeman, guardia da 15.3 punti e quasi 3 assist di media in oltre 33 minuti (e miglior marcatore dei paladini) è stato ceduto alla Virtus Roma. Coach Griccioli potrà contare solo su tre USA (e per una squadra costruita con il 5+5 è un bel casino) e su un gruppo di italiani valido, ma con la carta di identità un po’ in là con gli anni (Basile 40, Soragna 39, Nicevic 38 e l’ex Pecile 35).
In otto giorni si passa da “underdog” a “must win”: da domani e per altre 10 volte, sarà tutto nelle mani dei biancoverdi. Solo alla fine si tirerà una linea e si vedrà la somma. Senza polemiche, senza discussioni con un solo, unico, giudice: un campo in parquet con due canestri.






