SERIE B

Avellino, il successo arriva da lontano

E’ stata la vittoria del gruppo. La vittoria della società. La vittoria della Curva Sud. La vittoria di tutti coloro che erano e sono tuttora vicini ai colori biancoverdi. Enzo De Vito, con pochi spiccioli ha messo su una grande squadra. Non la più tecnica, ne la più forte. Ma sicuramente ha costruito un team combattivo. Per ora il più combattivo dell’intera cadetteria. E non sono stati ripetuti gli errori del passato. Quegli sbagli che hanno contraddistinto l’era Casillo/Pugliese. In modo particolare lo sbaglio più grande che si possa fare dopo aver vinto un campionato. Smontare un giocattolo perfetto. Smantellare un organico che ha dimostrato di valere il salto di categoria. Quante volte si è rifondato tutto per ripartire da zero con giovani allo sbaraglio? Troppe volte nella storia recente dell’Avellino. Ma stavolta non è stato così. No. Stavolta si è imparato dagli errori del passato. Finalmente si è deciso di puntare sulla colonna vertebrale della vincente squadra dello scorso anno. La scelta è stata di puntare sul gruppo più che sui nomi. Da quando Enzo De Vito ha preso in mano la gestione dell’area tecnica, l’Avellino sta dimostrando continuità. Sta crescendo con giovani forti, affiancati da gente esperta e di categoria. E i risultati, manco a dirlo, stanno dando ragione anche quest’anno a chi operato tale scelta. Con Tre vittorie e tre pareggi e l’unico intoppo in quel di Lanciano (sorpresa del torneo e attuale capolista) i lupi stanno andando oltre le aspettative. Risultati ottenuti grazie all’incessante fame agonistica del gruppo. Già. Perché non sono arrivati fenomeni nel mercato estivo. I fenomeni il diesse De Vito ha dovuto lasciarli alle altre squadre per motivi di budget. Ad Avellino si è puntato tutto sull’ossatura della squadra della passata stagione. In ogni partita, in ogni reparto ci sono almeno due giocatori che erano titolari lo scorso anno. Basta rivedersi il tabellino della gara contro l’Empoli. In campo dal primo minuto Fabbro e Izzo in difesa. Arini, Bittante, Zappacosta e capitan D’Angelo a centrocampo. E Castaldo li davanti (a Pescara in campo anche Massimo dal primo minuto).Ben sette titolari dello scorso anno, in campo contro l’Empoli. C’è un’altra prova che conferma l’unità di questa squadra. Il grande dialogare dei nuovi acquisti con i compagni. Gli uomini di Rastelli sembrano giocare insieme da anni. Il gruppo è il vero protagonista. Quella voglia e quella cattiveria che solo i senatori dello spogliatoio possono trasmettere ai nuovi arrivati. E proprio parlando di senatori, impossibile sottovalutare l’operato di Ciccio Millesi e Raffaele Biancolino. Il primo ha giocato solo qualche scampolo di partita finora. Il Pitone invece non è mai sceso in campo. Ma le vere anime dello spogliatoio sono loro. Lo erano lo scorso anno. Lo sono anche ora. E hanno trasmesso l’attaccamento per questa maglia ai tanti nuovi innesti. Avellino gioisce. E’ in festa. E deve essere soddisfatta. In passato abbiamo avuto dei grandi nomi. Ma non un grande spogliatoio. Non una grande unità. Anzi. Spesso tanti calciatori remavano contro. Per fortuna questo è il passato. Oggi conta solo il presente. Calciatori e staff tecnico rappresentano il vero Avellino e l’intera provincia. Una squadra che lotta fino alla fine. Con questi elementi si va lontano. Così è lecito sognare, ma tenendo i piedi ben saldi a terra. I lupi, quelli veri, sono tornati.
FONTE IL CORRIERE

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