Avellino, ora tutti vogliono i baby biancoverdi

L’oro di Avellino. Non guardate il valore di questa squadra ad inizio campionato. Era una Cinquecento, accessoriata, ma sempre utilitaria. Dopo sette giornate l’Avellino è diventata qualcosa ma molto di più di una semplice utilitaria. Hanno messo cavalli nel motore gli uomini di Rastelli. E il valore aggiunto è proprio lui. Tecnico emergente, ma non troppo. Il suo modulo, il 3-5-2, è diverso dagli altri che hanno fatto scuola.
E’ diverso, personale. Cosa sarebbe successo se la società avesse, sul finire della campagna acquisti, allarganto almeno la rosa con qualche calciatore di categoria? Non c’è la controprova ma di sicuro Rastelli, al di là dei nomi, li avrebbe fatti filare. Nel senso giusto. L’oro di Avellino è qui: nella supervalutazione di Davide Zappacosta. Gli addetti ai lavori lo valutano in almeno 4 milioni di euro. Soldoni, ma tanti. Assai. La convocazione nella Nazionale Under 21 di Di Biagio è servita a fare lievitare il cartellino del calciatore a metà con l’Atalanta.
Gli occhi addosso dell’Udinese, qualcuno dice Napoli, altri parlano addirittura di formazioni estere. L’Avellino detiene la formula di compartecipazione triennale. Fieno in cascina, tanta roba. E’ un ’92. E poi Luca Bittante. Pensare che l’anno scorso ha conteso a lungo il posto sulla corsia di destra a Zappacosta per poi perderlo nella sciagurata prestazione di Pagani. Bene, Rastelli l’ha reinventato a sinistra.
Un po’ ricorda quello che fece Zeman con Millesi. Lo ricordate? Era un sinistro puro, bene giocò a destra per tutta la stagione. E Ciccio, poi tornato a casa madre dopo anni, esplose. Bittante è dell’Avellino. La Fiorentina lo ha regalato non credendo in lui. Ora, l’esterno tutto cuore e grinta, ha smesso di vestire i panni di gregario. E l’ombra di Zappacosta non lo segue più.
Vive di luce propria. E viaggia, viaggia ad una super quotazione vicina ai due milioni di euro. Altro fieno in cascina. Lingotti che luccicano nella cassaforte “tacconiana”. Liquidità pura, super investimenti da brividi per un Avellino che non si esaurisce qui. Anzi. C’è di più, ancora di più. Armando Izzo, altro 92. A metà col Napoli con compartecipazione triennale. Quanto vale oggi lo scugnizzo napoletano esploso la passata stagione dopo una parte del girone di andata in naftalina?
Vale, eccome vale. Almeno 3 milioni di euro. Per ora. Per ora perchè notizie in attesa di essere ufficializzate confermano che alla prossima Under 21, la Nazionale di Di Biagio parlerà biancoverde. Izzo e Zappacosta hanno una convocazione assicurata, Bittante la potrebbe sfiorare. E l’Avellino potrebbe guadagnarne in spessore tecnico e valore aggiunto. Quasi tutti i calciatori sono di proprietà.
Qualche eccezione: Galabinov, ade esempio. O De Vito. Ma gli altri soono al cento per cento biancoverdi. Non dimentichiamo Schiavon, nemmeno D’Angelo. E poi Pisacane e Castaldo. In sette giornate l’Avellino ha quasi triplicato le sue casse. E’ una fideiussione plurigarantita, un assegno circolare pronto ad essere messo all’incasso. Taccone se la ride.
Ha rischiato, aveva in mano una coppia di assi prima di acquistare il 50,5% delle azioni di Iacovacci e dei suoi due soci di minoranza. Ma al tavolo del gioco la mano si è fatta pesante. Ha rischiato ed è stato premiato. Al cambio carte ha incartato altri due assi. E non ha rilanciato. Per nulla. Ha asspettato che gli altri la giocassero la mano. Adesso il rilancio. Quanto male l’Avellino ora non è dato saperlo. Ma se prima il 50% valeva qualcosa come 1,5 milioni di euro, oggi il valore è raddoppiato. E se qualcuno pensa che si sia addirittura triplicato dopo un mese di serie B non è bestemmia. E’ verità da valutare. Avellino non è una sorpresa. Non lo è più.
Perchè gli esami puoi essere fortunato a superarni uno, due. Ma al terzo cadi. E in 7 gare l’Avellino è caduta solo una volta con onore e con rimpianto a Lanciano. E se si guarda indietro ci sono almeno quattro punti lasciati per strada. Taccone la sua mano sul tavolo delle trattative la sta giocando alla grande. Ha rischiato ed è stato, un pizzico, anche fortunato. Ma presto arriverà il tempo per scoprire le carte. A gennaio ci sarà assalto ai gioiellini biancoverdi. Non cadere in tentazione: con un po’ di fortuna, e con qualche innesto azzeccato e non di nome, i play-off non sono una chimera.
E allora bisognerà giocarsela questa partita fino alla fine. Ci sono storie di squadre neopromosse dalla primva Divisione, che in serie B hanno giocato solo un anno prima del grande salto. Continuare a credere che l’obiettivo è la salvezza deve essere una priorità. ma attenzione, però. Perchè le altre non considerano per nulla l’Avellino una cenerentola. Dopo aver messo sotto Cesena (in Coppa Italia, terzo in classifica), Novara, Ternana, Empoli, aver rischiato di vincere contro il Varese e a Pescara non è coincidenza.
Questo Avellino verrà atteso al varco. Per ora è la squadra da battere. A Rastelli l’onore di far crescere il valore dell’oro di Avellino. Alla società l’onere di blindarlo e custodirlo geloso in cassaforte. Strana storia, strane esaltazioni. Ma Avellino è fatta così. Prendere o lasciare. E andateglielo a dire voi alla Sud e ai tifosi che sognare, oggi, è illecito. Contro l’Empoli il Partenio stava per cadere. Magia biancoverde, si chiama così. Magia biancoverde.
mas.san

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