Calcio – Troppi stranieri: in Serie A si esagera. La Serie B è degli italiani

Il calcio italiano è in crisi, con i vari commissariamenti di FIGC e della Lega Serie A, sta attraversando uno dei periodi più bui della propria storia. Ma come ogni evento stravolgente, in questo caso la mancata qualificazione al Mondiale, si ha bisogno di un determinato periodo di assestamento che a volte può essere anche stravolgente.

Malagò nuovo commissario della Lega Serie A, dopo aver nominato Fabbriccini come commissario della FIGC, parla subito di intervenire in ambito sportivo nella limitazione degli extracomunitari nello sport italiano: “Nella Giunta di marzo si deciderà la quota degli extracomunitari, ovviamente con una ripartizione sulle federazioni. Ancora non conosco il numero preciso, ma ci sarà una riduzione che riguarderà gli sport di squadra – la pallacanestro, la pallavolo, ma anche e soprattutto il calcio – che dovranno necessariamente abbassare questa quota“.

Questa proposta di Malagò evidenzia le problematiche dello sport italiano, incapace di produrre nuovi talenti sportivi evidenziato dal netto calo dei successi sportivi italiani in tutte le discipline.

Partendo da queste parole abbiamo voluto evidenziare la composizione delle rose nel campionato cadetto, valutando e confrontando l’andamento delle squadre in paragone al numero di connazionali e stranieri presenti in campo. Per connazionali intendiamo anche calciatori con doppio passaporto, per stranieri invece intendiamo sia cittadini europei che extra-EU.

Il campionato cadetto si mostra omogeneo con 21 squadre su 22 con un numero maggiore di italiani presenti in prima squadra con una percentuale media del 77%, unica squadra fuori statistica è il Palermo di Zamparini, che mostra i dati al contrario con un 79,5% di giocatori stranieri in rosa a discapito di un misero 20,5% di italiani in campo. La squadra che utilizza il numero maggiore di italiani è la Virtus Entella con il 97,6%, seguono Foggia (96,2%), Parma (93,7%) e Frosinone.

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Le prime tre squadre in vetta al campionato di Serie B rappresentano tre diverse scelte organiche da parte delle società: il Frosinone primo in campionato a quota 46 punti si conferma la 4° squadra con più italiani impegnati in rosa (93,1%), con soli 4 stranieri, focalizzando quindi la crescita della squadra sull’utilizzo di connazionali con un dato numericamente alto se confrontato con l’Empoli 2° in classifica con il 61,3% di italiani (13 giocatori italiani contro 10 stranieri su 23 giocatori totali), i toscani mostrano di essere omogenei nell’utilizzo dei giocatori, ed il Palermo 3° con il 20,5% di connazionali (su 25 giocatori impegnati 10 italiani e 15 stranieri)

L’Avellino calcio si presenta con 25 giocatori, 18 dei quali connazionali (73,8%) e 7 stranieri (28,1) e si piazza 14 esima nella classifica.

Comunque la Serie B in generale si afferma il campionato degli italiani, non solo per la provenienza delle squadre, piu variegata rispetto alla Serie A, ma anche per la crescita dei giocatori italiani. I dati cambiano sensibilmente guardando invece la Serie A, dove solo 8 squadre su 20 presentano una maggioranza italiana nella rosa: domina il Sassuolo con l’86,2%, segue la Spal col 74,4%, il Cagliari (73,5%) ed il Benevento (67,1%).

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Nazionalità giocatori in Serie B
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Nazionalità giocatori in Serie B

La percentuale di connazionali in Serie A si attesta intorno al 45,3 % rispetto al 77% della Serie B, facendo pendere l’ago della bilancia verso l’utilizzo di stranieri, prime fra tutte l’Udinese con l’84,2% e la Lazio (82,6%). Napoli e Juventus si limitano ad avere solo rispettivamente il 17,9% e il 26,9% di connazionali.

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Tutti questi dati riportati fanno girare la testa ed evidenziano uno squilibrio nelle scelte delle società dal campionato cadetto alla Serie A, campionato di massima serie che oramai non valorizza più gli italiani, cercando sicurezze in giovani stranieri o in una compravendita sfrenata di giocatori sconosciuti proposti da sedicenti procuratori sportivi.

Si aggiungono le impostazioni dei settori giovanili, sempre più alla ricerca di talenti in giro nel mondo che in italia, andando li nei paesi più disagiati inscenando talent scout per un futuro migliore, con genitori che si sacrificano per mandare i propri figli nei campus delle note squadre europee. Le strutture sparse sul territorio italiano oramai sono poco idonee alla crescita di giovani talenti al quale si aggiunge il fattore pigrizia delle nuove generazioni.

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