SERIE B

La favola dell’Avellino. Dall’interregionale allo Juventus Stadium. Tante le dediche da fare…

L’Avellino nel prossimo turno di Coppa Italia affronterà la Juventus. Un’affermazione che a primo impatto si presenta come una fiaba. Una cosa non reale, una cosa impossibile anche solo da pensare. Figuriamoci da raggiungere realmente. Ma invece ogni tanto le fiabe diventano realtà. Ebbene si. L’Avellino affronterà la Juventus. Lo farà davvero. Il 9 Gennaio 2014, nel suo stadio, il nuovo tempio del calcio italiano, lo Juventus Stadium. Una famosa canzone di Antonello Venditti recita cosi: “a volte penso che sia finita, ma è proprio allora che comincia la salita”. Una canzone che per l’appunto calza a pennello per i lupi biancoverdi.

Quattro anni fa si è ripartiti dalle ceneri della storica U.S. Avellino. Si è ripartiti dopo un doloroso fallimento. Con un nuovo nome, con una nuova società. Si è giocato su tanti campi polverosi dell’interregionale. Stadi dispersi in strani monti e in lontani mari. Contro squadre nemmeno lontanamente paragonabili al blasone dell’Avellino. Dopo le tante vicissitudini societarie e con tanti sacrifici, l’Avellino è riuscito a conquistare la categoria che più le spetta, la Serie B.

Dalla D alla B c’è qualcuno che questa maglia l’ha cucita addosso come una seconda pelle. Come un marchio stampato indelebilmente sul cuore. Quel lupo che ormai gli è entrato dentro e non vuole più andare via E’ Angelo D’Angelo. Arrivato in Irpinia nel 2009, in un dicembre freddo, come quello attuale. Giunto all’ombra del Partenio-Lombardi per rimettersi in gioco. All’epoca paragonò la casacca biancoverde alla “camiseta” del Real Madrid. Un paragone folle, quasi da “psicopatico”. Ma tanto folle non lo fu. Ora D’Angelo è in prima fila,  puntuale all’appuntamento con la storia. Puntuale come il goal che ha rifilato a Zappino per siglare l’1-0. Un goal cercato, voluto ed ottenuto.

Una vittoria, quella contro il Frosinone, che ha regalato ai ragazzi di Rastelli le chiavi delle Juventus Stadium. Un’immensa soddisfazione che va dedicata anche a chi è lì in silenzio. A qualcuno che in caso di chiamata è subito pronto. E lo ha dimostrato proprio nelle ultime settimane. Parliamo inevitabilmente di Ciccio Millesi. Si, proprio quel calciatore che ha abbandonato il palcoscenico della Serie A per tornare nella “sua” città. Quell’Avellino che lo ha rilanciato in alto, nel calcio che conta. Un uomo che non ha mai chiesto “qualcosa in più” alla società. Per quest’inizio di stagione non ha trovato tanto spazio. Ma era sempre lì nell’ombra, a guidare “i suoi soldati” contro ogni avversità.

Ma tralasciando i calciatori la vittoria va dedicata a chi ha dato anima e cuore a questa squadra: gli Ultras. A chi è stato sempre presente davanti a qualsiasi difficoltà. Presente nonostante le sconfitte, dentro e fuori dal campo. Ricostruendo una qualcosa che si era rotto: la cara e vecchia Curva Sud. Una vittoria che va dedicata a chi è assente e che soffre a casa con la sua fedele radiolina per motivi “particolari”.

Una dedicata, la più speciale, va fatta a chi ha permesso che questo sogno divenisse realtà. In primis il Presidente Walter Taccone ed il diesse Enzo De Vito. Il primo quando si è trovato da solo si è rimboccato le maniche, si è dato da fare per regalare sorrisi e gioie a questa piazza che tanto ha sofferto fino a qualche anno fa. Qualche volta ha alzato un po’ la voce, è vero, ma è normale e in parte anche giustificabile. Il secondo ha plasmato un gruppo prima di uomini e poi di calciatori, nonostante le poche risorse economiche. Un autentico miracolo quello realizzato dall’avvocato di Capriglia Irpina che si “diverte” a fare il d.s. dell’Avellino. Un grazie anche a tutto lo staff tecnico. Grazie a Massimo Rastelli, Dario Rossi, Fabio Esposito, David Dei, Paolo Pagliuca.

Una vittoria che va infine dedicata ai nostri angeli che ci guidano da lassù, Adriano Lombardi, Gian Pietro Tagliaferri, Vincenzo Matarazzo…

Il traguardo degli ottavi di finale è storico. Una vittoria che fa impazzire di gioia un’intera piazza.Un’intera tifoseria adesso può finalmente cantare a squarciagola “Tutti a Torino”. Può farlo dopo mesi e mesi in cui tutti se lo auguravano. Lo si può cantare con le lacrime agli occhi.

Ora che il sogno si è realizzato bisogna concentrarsi su un altro sogno. Non parliamo di play off o di Serie A. Per quelli c’è tempo. Parliamo di salvezza. Da domani bisognerà ripartire smorzando un po’ l’entusiasmo di affrontare la Juventus. La mente dovrà essere tutta alla prossima partita  di campionato contro lo Spezia. Tutti insieme. Tutti uniti. Perchè i ragazzi hanno bisogno dei tifosi. Non solo contro la Juventus o contro il Frosinone. Hanno bisogno di noi sempre.

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