IL COMMENTO: Due punti che pesano, che sia chiaro a tutti (di Alfredo Bartoli)

Vittoria doveva essere e vittoria é stata. La Scandone batte Trento 84-72 alla fine di una partita in cui, come spesso capita, ha alternato momenti ottimi a fasi di amnesia preoccupanti. Più volte abbiamo indicato che la prima nemica di questa squadra sia la mancanza di continuità, sia nell’arco dei 40 minuti, che nella crescita collettiva di tutto il gruppo e il primo tempo offensivo giocato dai biancoverdi questa sera ne è l’ennesima riprova. Eppure l’approccio di Cavaliero e compagni, almeno nella metà campo difensiva, non è stato sbagliato a dimostrazione che la partita è stata preparata bene e affrontata con la giusta concentrazione: non tieni a 27 punti in 20 minuti, col 29% dal campo, il quarto attacco della serie A e a 28 e 6 punti il secondo miglior marcatore dell’intera Lega (Mitchell) se sei deconcentrato o prendi sotto gamba l’impegno. Ma allo stesso modo non puoi permetterti di attaccare in maniera confusionaria e imprecisa, concedendo la (purtroppo) consueta caterva di palle perse, soprattutto in una partita come questa, con un numero di possessi non altissimo. Alla luce di tutto questo il +6 con il quale la Scandone va negli spogliatoi è stato un piccolo tesoretto, fatto fruttare nelle ripresa. Al ritorno sul parquet, infatti, i lupi come di incanto ritrovano fluidità in attacco, senza perdere aggressività in difesa e in un amen scappano sul +19 (52-33 al 27imo). La 3-2 trentina, che tanta difficoltà aveva creato ai biancoverdi nel primo tempo, becca una tripla di Harper e una schiacciata di Anosike in 30 secondi, a dimostrazione che il problema era solo mentale e sicuramente non tecnico. Trento, considerata sorpresa del campionato non a caso, non molla e prova, riavvicinandosi più volte. I lupi però non tremano mai, neanche quando la terna arbitrale fischia il secondo fallo antisportivo e la conseguente espulsione a Cavaliero: Hanga e Anosike (19 rimbalzi!) continuano il loro lavoro difensivo, mentre Gaines segna i canestri decisivi, permettendo ai lupi anche di incamerare un buon margine in vista di un’eventuale classifica avulsa per le Final Eight. I biancoverdi sono ben lontani dalla perfezione, ma vincere fa guadagnare tempo e fiducia, per cui questi due punti, contro una squadra che ti precede in classifica, pesano e anche tanto. Peccato però che il peso di questa partita (e della conseguente vittoria) non sia stata percepita dal pubblico del PalaDelMauro (tra l’altro si sono tornati a vedere ampi vuoti sugli spalti nonostante le promozioni della società). In fase di presentazione si era detto che vincere era importante per allontanare malumori e fastidi, ma se questi si manifestano attraverso i fischi sentiti con la Scandone sul +9 a metà secondo quarto (ripeto: metà secondo quarto!) a causa (immagino) dei primi attacchi balbettanti contro la zona si dimostra una completa e totale mancanza di appoggio nei confronti della squadra e dello staff tecnico, ovvero tutto quello di cui questo gruppo non ha bisogno. Trasformare poi i fischi in applausi scroscianti a fine partita vuol dire avere poca onestà intellettuale e mancanza di coerenza. Non voglio soffermarmi su questioni tecniche perche lo sport è democratico per definizione e lascia la possibilità ad ognuno di noi di commentarlo e giudicarlo, ma quei fischi sono stati, semplicemente, fuori luogo e destabilizzanti. Questa squadra è in linea con i suoi obiettivi, lavora duro ogni giorno e, fino ad ora, ha meritato critiche, ma non certo mancanza di fiducia. Chi paga il biglietto è libero di contestare, ci mancherebbe, ma sicuramente non fa il bene della squadra per cui dice di tifare.

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