SERIE C

Avellino, tre punti e soliti difetti. Monopoli da corsa, il Palermo frena ancora

L'analisi sulla giornata di campionato

Con un fantastico sinistro di Oliver Kragl, la freccia biancoverde più appuntita nell’ultimo periodo, l’Avellino espugna il campo del Picerno e riprende il cammino dopo le delusioni casalinghe patite contro Messina e Catania.  Dal Donato Curcio i lupi ritornano con i tre punti ma anche con i soliti pensieri, figli di quei difetti di cui la squadra fatica veramente a liberarsi. Anche contro gli uomini di Colucci in primo piano sono finiti la poca concretezza offensiva e i problemi di tenuta fisica. Due aspetti intrecciati tra loro che hanno costretto nuovamente i biancoverdi a sbuffare e a soffrire fino alla fine della contesa. Stavolta la nave è stata condotta in porto, ma migliorare su questi due aspetti diventa fondamentale in ottica playoff.

Il pareggio del Catanzaro avvicina nuovamente il secondo posto, ma più che avanti (considerando anche il calendario che attende calabresi ed irpini) oggi è più verosimile dare uno sguardo alla proprie spalle. Da dietro spinge forte il Monopoli, distante una sola lunghezza dai lupi e con una gara ancora da recuperare. Gli uomini di Colombo rimontando il Potenza hanno messo in fila il quinto successo consecutivo, un record storico mai raggiunto in 15 anni di Serie C dalla formazione pugliese. Una squadra nuovamente in fiducia dopo il blackout di qualche settimana fa, desiderosa di conquistare quel terzo posto già raggiunto con merito due stagioni fa.

Il Monopoli corre, il Palermo invece frena ancora. Gli uomini di Baldini hanno impattato, dopo un’altalena di emozioni, sul campo di una mai doma Paganese. Terzo pareggio consecutivo per Brunori e compagni, tutti conseguiti con squadre (Fidelis Andria e Potenza le altre) invischiate nella lotta playout. Dopo il successo di Avellino la squadra si è bloccata, mancando quel salto di qualità tanto atteso. Le sfuriate del tecnico non sono bastate. Dalle parti del Renzo Barbera, teatro dell’amaro flop dell’Italia di Roberto Mancini, l’umore è più nero che rosa.

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