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Avellino atteso all’esame del secondo anno: sono tre i modelli a cui ispirarsi

L'approfondimento

Il secondo anno in Serie B è un territorio insidioso, spesso più complesso del primo: una fase in cui confermarsi è difficile, migliorarsi lo è ancora di più. È la sfida che attende l’Avellino, chiamato a dare continuità all’ottima stagione da matricola e a misurarsi con un campionato che lo stesso Nesta ha definito “imprevedibile” e “maledetto”. La storia degli ultimi due tornei, però, offre tre modelli virtuosi ai quali guardare per comprendere come si possa superare la fisiologica difficoltà del secondo giro.

Il Catanzaro, nel 2024/25, ha chiuso al sesto posto il suo secondo anno in cadetteria: una posizione in meno rispetto alla stagione precedente e un saldo di -7 punti, ma con la capacità di restare stabilmente in zona playoff. Un segnale di continuità ad alto livello, costruito sulla solidità del progetto tecnico. Percorso simile nel 2025/26 per la Juve Stabia, che pur registrando un leggero calo in termini di punti (-4), ha centrato il settimo posto e la qualificazione agli spareggi promozione, confermando la competitività del proprio impianto di gioco, nonostante il cambio in panchina. Il caso più brillante è poi quello del Mantova, capace di migliorarsi: da quattordicesimo a nono posto, con due punti in più rispetto all’annata da matricola, segno di una crescita strutturata e ben gestita.

Ripetersi è difficile, ma questi tre esempi dimostrano che non è impossibile: con progettualità, mestiere e una chiara identità, il secondo anno può diventare un’opportunità di consolidamento. È la strada che l’Avellino proverà a percorrere, consapevole che la stabilità del progetto e la mano di Nesta saranno decisive per affrontare un campionato che, per tradizione, non fa sconti.


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