Avellino, Patierno si racconta: “Biancolino, Ballardini, le difficoltà stagionali. Il futuro? Può succedere di tutto”
L'attaccante dei biancoverdi, sotto contratto fino al 2028, si è confidato a ZonaChris: il punto sulla stagione, la testa alla trafila fatta e lo sguardo rivolto al futuro

Una stagione travagliata, con un’epatite da dover superare dopo aver raggiunto il sogno di calcare per la prima volta i campi di Serie B. Il ritorno in campo, il primo goal in carriera nel secondo campionato più importante in ambito nazionale. La testa a ripensare alla trafila fatta per giungere fino a quel momento e lo sguardo rivolto verso il futuro, dove può succedere di tutto. Cosimo Patierno, attaccante dell’Avellino – con un contratto con i biancoverdi fino al 2028, ma non più parte dei piani della società irpina –, si è confidato a ZonaChris in una lunga chiacchierata.
Le parole di Patierno
Queste le dichiarazioni dell’attaccante biancoverde: “Siamo sotto la porta del mio primo gol in Serie B, non è un caso. Tutto sommato, è stata una stagione abbastanza positiva, cioè se la analizziamo a 360° e partendo dall’inizio, visto che non era partita benissimo, e abbiamo finito con almeno un turno nei play-off, la reputo abbastanza positiva. Un voto da 1 a 10 alla mia stagione personale? Sincero: sei. Si può sempre fare meglio”.
Il numero 9 dei lupi ha parlato, poi, del rapporto con Biancolino – esonerato dopo la sconfitta casalinga con il Pescara – e del suo successore Ballardini. Analizzando anche le differenze nella gestione del gruppo: “Innanzitutto io ci tengo a ringraziare mister Biancolino perché, a prescindere che è stato l’allenatore della promozione, è una persona stupenda. Poi sappiamo benissimo che nel calcio, purtroppo quando non arrivano i risultati, sono sempre gli allenatori quelli che pagano. Poi è arrivato mister Ballardini, all’opposto caratterialmente, sempre un po’ silenzioso. Però è una persona che parla poco, ma quando parla lo ascolti. Quindi ci dispiace per come è finita, perché abbiamo conosciuto una persona spettacolare, ma il calcio è questo e bisogna guardare già alla prossima stagione. Differenze nella gestione? Sotto l’aspetto dell’allenamento diciamo la cosa che posso dire è che, dato che i preparatori sono rimasti gli stessi, l’allenamento più o meno era molto simile. L’unica cosa, la differenza secondo me tra mister Biancolino e mister Ballardini era dovuta al fatto che Ballardini cercava di tenere alta l’intensità dell’allenamento, non faceva capire la formazione da inizio settimana, ma lo scoprivi un’ora prima della partita. Quindi in questo caso tu cerchi di mantenere il livello di allenamento alto, certo, perché tutti sperano fino all’ultimo minuto di essere là e di giocare”.
Il calciatore bitontino ha poi parlato esplicitamente delle difficoltà incontrate nel corso di questa stagione, dovuto a problemi gravi di salute che ne hanno condizionato la continuità: “Un momento buio? Penso che sia stato questo settembre, che pensavo che non potessi più tornare su un campo da calcio, sì. Perché dopo l’esordio in B a Modena, la notte poi sono stato male, ho avuto l’epatite. Quindi sì, è successo tutto in quella notte. In 20 giorni avevo perso quasi 10 chili, quindi ho detto: “Boh, forse è arrivato il momento… è arrivato il momento che non… non ce la faccio più”. Però difficilmente mollo… Difficilmente mollo così”.
Ma nel finire di stagione, Patierno ha giocato con più regolarità. Nonostante una sola rete fatta si è messo a disposizione del gruppo squadra, cosa apprezzata anche da Ballardini che più volte lo ha lanciato in campo dal primo minuto: “Anche io sono innamorato dei numeri, mi piacciono i numeri perché negli anni sono sempre stato abituato a guardare i numeri, certo. Però devo capire anche la difficoltà che uno ha all’inizio. Se in 4 mesi ho perso quasi 10 chili: ritornare, senza allenamenti sulle spalle, affrontavo un campionato di B nuovo, non era semplice. Più che altro poi: dimostrare anche alla gente che ci potevo stare in una categoria nuova, è stato complicato, è stato abbastanza complicato. Però anche se i numeri non sono dalla mia parte quest’anno, io mi sento abbastanza soddisfatto perché l’unica cosa certa è che ogni volta che io entro in campo do il massimo. Ma poi la dimostrazione l’ha data un allenatore che ha fatto sempre Serie A (Ballardini, ndr) e nelle ultime uscite, nonostante tutto perché non facevo gol, comunque ha sempre puntato su di me. Eppure quest’anno non era semplice, eravamo nove attaccanti. Quindi per me è un motivo d’orgoglio, vuol dire che mi stavo allenando bene, stavo facendo un lavoro diverso da quello che ho fatto gli altri anni in fase realizzativa, e quindi ho pensato più al bene dell’Avellino, al bene della squadra. Cioè, fare una corsa in più per l’altro mio compagno, e l’importante è che arrivavano i risultati sperati per la squadra”.
Pensieri poi rivolti anche alle emozioni della prima rete e alla trafila fatta per arrivare sino a quel punto: “Penso che sarà un giorno che non dimenticherò mai nella mia vita, soprattutto perché quest’anno, tra tante difficoltà, è stato il primo giorno, la prima partita che sono venute le mie figlie e mia moglie, pensa. Tutto sembra una cosa assurda. Era destino. Mi è stato utile calcare tutti i campi dall’Eccellenza alla B? La cattiveria che avevo in quelle categorie sto cercando di portarla anche qua. Cioè, vivo le partite come se fossero una partita d’Eccellenza e quindi è quella è stata, è stata e sarà la mia forza, perché ricordo quando giocavo sulla terra battuta”.
L’ex Virtus Francavilla ha parlato anche di futuro e dell’interesse mostrato da altre squadre nel corso del mercato estivo dello scorso anno: “Il mio contratto è fino al 2028. Chiaramente può succedere di tutto, e da parte mia la società sa benissimo quanto io sia legato a loro e alla piazza. Però chiaramente, fin quando non arriva l’allenatore non possiamo dare la certezza. Può succedere qualsiasi cosa. I rumors dello scorso mercato? Quest’estate, sono sincero, la maggior parte delle squadre di C di alta classifica mi hanno ricercato, ho avuto anche offerte importanti, importanti anche più… il Catania. Catania sempre su tutti, ma ho sempre detto no perché volevo misurarmi in una categoria nuova e quindi non ho mai pensato di lasciare in quel momento Avellino”.
C’è tempo anche per stilare una classifica dei calciatori più forti con cui ha condiviso lo spogliatoio: “Iannarilli per me è un portiere forte, e siamo a uno. Ci ho giocato anche contro e poi l’ho avuto come compagno di squadra, e quindi per me è un portiere forte. Eh, difensore Izzo che secondo me non suda neanche la domenica, siamo a due. E poi c’è Lo Grieco, giocava con me a Bisceglie, è anche del mio paese e, tra l’altro, è anche il mio testimone, che è il classico giocatore che quando decideva di vincere una partita la vinceva veramente da solo, tre. Poi lo stesso se penso quando giocavo in Eccellenza: Nicola Loiodice, perché è un giocatore che ti salta l’uomo facilmente. E poi un attaccante diciamo con cui mi sono trovato abbastanza bene insieme è Riccardo Lattanzio, che attualmente è il capitano del Barletta. Un allenatore? Emiliano Bigica. Adesso è al Sassuolo, però io l’ho avuto nella mia prima esperienza con i grandi a Vigevano, in Serie D. E io all’inizio facevo tipo una mezzala offensiva e una partita lui mi ha messo punta centrale e da lì non mi sono più mosso”.
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