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La doppia cifra, la compatibilità e un dato da urlo: perché l’Avellino ha rimesso Biasci al centro del villaggio

I lupi ripartono dal numero 14

«Ripartiamo da Biasci». Con queste parole, il diesse Mario Aiello ha chiarito la centralità del numero 14 biancoverde, pronto a vivere un secondo anno in Irpinia da protagonista. Dopo un precampionato in cui Nesta aveva testato con insistenza il 4‑3‑2‑1, l’Avellino torna a poggiarsi principalmente sul 4‑3‑1‑2, sistema che valorizza al massimo le caratteristiche dell’ex Catanzaro: un attaccante ibrido, metà centravanti e metà seconda punta, che rende di più quando può dialogare con un partner offensivo e muoversi in libertà nella zona calda.

La scelta non è solo tattica, ma logica. Biasci è stato il miglior marcatore dei lupi nella scorsa stagione, chiusa a 12 gol, e soprattutto ha mostrato un livello di cinismo che pochi in categoria possono vantare: 25% di conversione gol/tiri in porta, in pratica una rete ogni quattro conclusioni nello specchio. Un dato da urlo, che certifica quanto il numero 14 sia decisivo quando la palla scotta.

In più, Biasci è un attaccante compatibile con tutti gli altri profili del reparto: sa attaccare la profondità, sa venire incontro, sa rifinire e soprattutto, come detto, sa finalizzare. È quindi il perno ideale per un sistema che intende vivere di combinazioni e letture rapide.

Per questo Nesta e l’Avellino hanno scelto di rimetterlo al centro del villaggio: perché rinunciare al proprio bomber avrebbe significato rinunciare alla propria arma più affidabile. I lupi ripartono da lui, ancora una volta.


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