E’ arrivato il giorno dell’attesissimo processo Money Gate; le difese dell’Us Avellino e del Catanzaro hanno articolato al meglio le proprie difese rispetto a quanto richiesto dall’accusa.
L’accusa non ha cacciato assi dalla manica che avrebbero potuto sconvolgere le difese delle due società coinvolte, continuando a basare le proprie tesi sulle prove raccolte in questi mesi, sulle intercettazioni da noi pubblicate in esclusiva. L’accusa ha richiesto, nonostante l’inibizione per 5 anni per il presidente Walter Taccone e 4 anni per il ds Enzo De Vito, la retrocessione di entrambe le società coinvolte. La retrocessione farebbe si che i biancoverdi continuerebbero a giocare accumulando punti in classifica, con la consapevolezza che a fine campionato saranno retrocessi all’ultimo posto della graduatoria con la conseguente retrocessione nella categoria inferiore.
La difesa irpina si è mossa bene, trovando ed appellandosi agli errori procedurali ed all’inconsistenza delle prove, che come ha ben fatto notare l’avvocato Chiacchio, basandosi sulla sentenza 45 del TFN riguardando il caso Atalanta, evidenzia l’impossibilità di accusare direttamente terzi, se non comparivano nomi e riferimenti certi (caso Doni), fa richiesta per il proscioglimento della società biancoverde.
Un particolare fondamentale questo della difesa irpina, che potrebbe sconvolgere i piani di un accusa debole che ha scarsamente articolato le prove verso la società dell’Us Avellino.
L’ago della bilancia in questo processo pende verso il Catanzaro, le uniche intercettazioni solo quelle dell’ex presidente Cosentino che, come già evidenziato, nel post gara si sfogava con la figlia e la moglie, per poi parlare due settimane dopo la partita con delle persone non identificate. E’ fondamentale per la difesa calabra smantellare il piano accusatorio, per far si che non degeneri una situazione già di per se delicata. Il piano accusatorio si regge sulla posizione di Cosentino e di Ortoli alla luce delle loro conversazioni telefoniche, in particolar modo sullo sfogo di Cosentino che si arrabbia nei confronti dell’altra squadra (Avellino) in relazione alla violazione dell’accordo. (Quei due figli di puttana, sono venuti loro da me)
L’impressione, dunque, e che l’esito dipenderà molto dalla posizione del Catanzaro, dall’articolazione della difesa che ha evidenziato gli errori procedurali dell’accusa e già sollevati quest’oggi dinnanzi al presidente del TFN. Da chiarire la posizione della figlia Ambra Cosentino, quest’oggi non presente in aula per un malore, che non è stata ascoltata dai pm né la difesa ha fornito le memorie difensive in merito.






