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Rastelli: “Quando si ritorna in un posto dove si è stati bene, c’è sempre un pizzico di emozione”

Il tecnico biancoverde, tornato in Irpinia sette anni dopo l’ultima esperienza all’Avellino, racconta i dettagli della trattativa: “Nella tarda giornata di sabato (dieci giorni fa, ndr), il ds Enzo De Vito mi aveva già provato a contattare, ma io stavo già dormendo. Il giorno seguente, mi ha chiesto se fossi disponibile ad accettare la panchina biancoverde. La sua chiamata ha smosso le acque. Successivamente, c’è stata la chiamata del presidente, da cui ho sentito le parole che volevo sentire. Da lì si è acceso il fuoco, ho preso qualche ora di riflessione per accettare questa sfida difficile ma, al tempo stesso, emozionante. Nel pomeriggio, Enzo è venuto a casa mia: ci siamo intesi, alla fine dell’incontro ha detto alla proprietà quelle che erano le mie idee e ci siamo incontrati, poi, per chiudere l’accordo”.

Sulla squadra: “L’unico giocatore che ho avuto alle mie dipendenze è stato Marcello (Trotta, ndr). La verità è che tu sei in grado di conoscere il giocatore solo quando ne capisci la personalità, il carattere, la predisposizione. Sono arrivato giovedì, venerdì ho tenuto il primo, vero allenamento, in vista della gara di Francavilla. Ho cercato di dare i concetti più semplici possibili, facendo vedere ai ragazzi su come dovevamo muoverci nelle due fasi di gioco e su cosa significa giocare nell’Avellino, cosa significa il simbolo del Lupo. Credo che la partita di Francavilla e, soprattutto, i primi 30 minuti, i ragazzi abbiano dimostrato di aver capito cosa bisogna metterci in campo. Sicuramente, attraverso la crescita, riusciremo a migliorare. La cosa importante è che, tra me e la società, ci sia una visione comune, su dove questo progetto deve portarci, da qui alla fine. Abbiamo tutta la settimana per preparare la sfida contro il Catanzaro: ho visto 5-6 gare del nostro avversario e sono sicuro che affronteremo a dovere la partita di domenica”.

Un’importante occasione di rilancio per il trainer di Torre del Greco: “So cosa mi aspetta, ma nessuno mi ha mai regalato niente: ho lavorato sempre con squadre umili, forti e dotate di calciatori di grandissima qualità. So di aver lasciato un percorso, dove abbiamo tentato in tutti i modi di raggiungere un sogno. Poi, si è aperta un’altra strada: la contestazione dei tifosi era normale, per l’amore e per l’affetto che nutrivano nei miei confronti. Me l’aspettavo. Ma bisogna rendersi conto di quanto siano una risorsa: abbiamo bisogno della loro mano, devono diventare il nostro dodicesimo uomo”.

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