Caso Hackett, scatta il deferimento. Il play: “Non siamo macchine”

Prima un’ora e mezzo davanti alla Procura della Federbasket, poi il deferimento e domanil’udienza davanti al giudice sportivo per la sentenza di primo grado: e’ la giornata convulsa trascorsa da Daniel Hackett, l’atleta azzurro Guardia dell’Olimpia Milano convocato ieri a Roma dalla Procura federale della Fip per motivare l’abbandono, lo scorso 18 luglio, “senza giustificato motivo e senza autorizzazione” del ritiro della Nazionale che era in corso a Trieste. “Non siamo macchine che vengono accese e spente a piacimento. Come giocatore chiedo che venga cancellata ogni disparita’ di trattamento tra gli atleti”, ha commentato il cestista subito dopo l’audizione ai microfoni di Rai Sport. Il campione d’Italia dell’EA7, accompagnato dall’avvocato e presidente della Giba, Alessandro Marzoli, ha dovuto spiegare il perche’ del suo forfait, motivato da alcuni referti medici che attestavano, a suo parere, problemi fisici tali da suggerirne l’indisponibilita’. Secondo l’articolo 42 sexies del regolamento di giustizia, il playmaker rischia tra i 5 mesi e l’anno di squalifica. Non bastasse l’abbandono senza autorizzazione del ritiro della Nazionale, la guardia dell’Olimpia si era lasciato andare anche ad un pesante sfogo via Facebook lamentando diversi guai fisici che pero’, a suo dire, “non vengono nemmeno considerati, anzi proprio ignorati per procedere con il loro programma per rimettermi in campo in tre giorni. Questo e’ troppo”. Parole che non sono piaciute affatto alla Federbasket che aveva replicato come “”la risonanza non evidenziava particolari limitazioni alla ripresa graduale dell’attivita’ per l’inserimento nella squadra Nazionale”. “Chiedo che venga superata questa che venga disparita’ di trattamento tra gli atleti – ha spiegato oggi la Guardia di EA7 – perche’ c’e’ chi si fa il mazzo e chi va in vacanza. Se la nazionale delle deve essere forte le regole devono valere per tutti, senza che nessuno si fa i suoi interessi. Io non sto bene e non era giusto che venissi sollecitato dopo 18 giorni di inattivita'”.

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