L’Olimpia Milano presenta Ettore Messina, nuovo presidente-allenatore

L’allenatore italiano Ettore Messina, reduce da cinque stagioni come vice in NBA, questo pomeriggio, ha tenuto una conferenza stampa di presentazione.

di Federico Contrada, @federicocontra6

Oggi pomeriggio, nella sala stampa del Forum di Assago, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore dell’Olimpia Milano; il patròn della società meneghina, lo stilista Giorgio Armani, ha scelto Ettore Messina come head-coach per la stagione 2019-2020.

Il curriculum sportivo di Ettore Messina parla praticamente da solo: tra le sue vittorie in carriera figurano 4 campionati italiani  (tre con la Virtus Bologna e uno con la Benetton Treviso), 6 campionati russi con il CSKA Mosca, e quattro Eurolega (due con la Virtus Bologna e due con il CSKA Mosca); Messina è stato, tra l’altro, l’ultimo allenatore italiano a vincere l’Eurolega (CSKA 2007-2008), nonchè l’ultimo coach a portare la maggiore competizione continentale in Italia (Virtus 2000-2001).

Alle domande dei giornalisti presenti in sala stampa, ha risposto per circa un’ora con la pacatezza e la franchezza che lo contraddistinguono; ha tuttavia espresso concetti molto chiari sul suo modo di intendere il basket e di allenare: “Vengo qui a Milano dopo un’importantissima esperienza negli Stati Uniti, al fianco di colui che è il miglior allenatore del mondo, ossia Popovich (coach dei San Antonio Spurs ndr). Sarebbe stato bello aver avuto la possibilità di allenare negli States? E’ innegabile che mi avrebbe fatto piacere diventare il capo-allenatore di una squadra dell’NBA, ma ci tengo a sgomberare il campo da qualsiasi dubbio: la scelta dell’Olimpia Milano non è assolutamente un ripiego,dato che le due cose sono totalmente scollegate. Ho fatto le mie valutazioni e sono stato subito entusiasta della proposta che la società milanese mi ha fatto.”

Ettore Messina rivestirà, oltre al ruolo di capo allenatore, anche quello di presidente, dato l’addio di Livio Proli; egli si è soffermato a lungo su questo concetto: “Non ho problemi a dire che, se la proposta fosse stata solo quella di allenare, l’avrei rifiutata. La possibilità di poter anche scegliere e coordinare le persone mi piaceva. E’ d’altronde un ruolo simile a quello che ha coach Popovich a San Antonio: nonostante ci sia un’altra persona a ricoprire il ruolo di presidente, egli ha diritto all’ultima parola sulle grandi decisioni strategiche, tra le quali le scelte dei giocatori. La cosa che mi auguro per questa mia nuova avventura è quella di non dover mai usare questo diritto di veto: significherebbe che ci sarà fiducia reciproca e condivisione del metodo di lavoro.”

Le linee guida sono sempre quelle che gli hanno permesso di vincere praticamente tutto “Difendere come matti e attaccare passandosi la palla, prendendosi le giuste responsabilità. Gli obiettivi? La società è giustamente molto ambiziosa, come d’altronde anche la piazza; dunque contiamo di vincere lo scudetto e qualificarci ai playoff di Eurolega. Sappiamo però molto bene che il raggiungimento degli obiettivi è sempre la conseguenza dei comportamenti quotidiani del gruppo, dai giocatori agli allenatori a tutto lo staff.”

Un paio di battute sul ritorno in Italia: “Trovo un campionato più competitivo ed equilibrato; che sia livellato verso l’alto o verso il basso è una questione meramente filosofica; i fatti dicono invece che, oggi come oggi, vincere non è mai scontato dato che si può perdere contro chiunqueLa mia famiglia? Dovrà riabituarsi a vivere qui, come dovrò fare anche io prima di poter esprimere un giudizio completo”

Diplomazia massima alla domanda sul nuovo roster“Chi sarà riconfermato e chi andrà via? Dato che ho ancora la green card americana, mi posso appellare al quinto emendamento, la facoltà di non rispondere (ride…)”, ed infine, una battuta ancora sul suo doppio ruolo di allenatore e presidente: “Preferisce essere chiamato coach o presidente? Presidente mi piace: stasera, quando mi guarderò allo specchio, mi darò del Presidente e…. (ride, scrollando le spalle come un segno di narcisismo). L’ho chiesto a Pop, l’ultima sera che l’ho visto ed eravamo a cena insieme: ti piace essere il presidente? Si, adesso lo capisco anche io !”

 

 

 

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy