Capuano: “Sono giorni tra libri e telefono e sarà un problema ricominciare per i giocatori. E’ un deficiente chi…”

Il tecnico biancoverde in un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport spazia su argomenti che vanno dall’attuale situazione emergenziale a quello che prevede per il futuro biancoverde

di Redazione Sport Avellino

Il tecnico biancoverde in un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport spazia su argomenti che vanno dall’attuale situazione emergenziale a quello che prevede per il futuro biancoverd. Una frangente davvero singolare per il paese e anche per chi fa calcio costretto come tutti a rimanere fermo. Mister Ezio Capuano è chiuso in casa lontano da Avellino nella sua casa di Pescopagano e spiega: “Trascorro queste giornate tra libri e telefono, con lo staff tecnico prepariamo video con esercitazioni che i giocatori svolgono per fare qualcosa a casa ma sarà un problema ricominciare considerando che a questo punto della stagione i calciatori arrivano con le energie esaurite all’80%”.

Società

Il tecnico parla anche del momento difficile vissuto ad inizio stagione e ora che sembrava arrivare il sereno ecco il virus: “Abbiamo vissuto nel limbo per mesi, tre cambi di società in pochi mesi e ora che avevamo trovato un assetto forte alle spalle arriva questo virus che chissà per quanto tempo ci costringerà a essere fermi. Ma siamo preparati anche a questo“.

Il futuro

Una riflessione anche sulla ripresa delle attività sportive: “Il calcio cambierà dopo questo periodo, specialmente in Lega Pro, dove le società si reggono sulle capacità finanziarie di imprenditori ora in grave difficoltà. Riflettiamo sul dove andremo a finire perchè prima di pensare al calcio dovranno preoccuparsi delle aziende, delle loro famiglie e quelle dei loro dipendenti”.

Emergenza coronavirus

Poi una parentesi sulla situazione coronavirus e sull’aspetto più importante di questo momento: “Resteranno per sempre incollate alla mia memoria, due facce della stessa medaglia: da una parte quei deficienti che fanno la corsetta in modo goffo, sfidando controlli e divieti; dall’altra i camion che trasportano le bare di persone morte senza la carezza di un familiare. Non temo la morte, naturale conclusione della vita terrena, la mia paura è per i tanti ragazzi che ho allenato e che ritengo pari ai miei figli, ai quali la vita deve dare ancora tanto. E’ per loro che mi volta lo stomaco quando vedo gente che corre invece di restare a casa, egocentrici che manderei in galera, altro che sanzione”.

Avellino… ma non adesso

L’intervista si chiude con un desiderio: “Parlare del trend positivo dell’Avellino, di una situazione di classifica che solo un pazzo avrebbe immaginato ad inizio stagione e della valorizzazione di alcuni elementi mi sembra assurdo in questo momento. Non è il momento di raccontare favolette ai bambini purtroppo”.

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