Di Somma ricorda il 23/11/80: “Non potrò mai dimenticarlo”

Il diesse dei lupi riporta alla memoria i suoi ricordi ai microfoni di Rai News

di Domenico Abbondandolo, @domenicoabb

“Non potrò mai dimenticare quel giorno”. A pochi giorni dal quarantennale, il diesse dei lupi Salvatore Di Somma ha confidato ai microfoni di Rai News i ricordi e le sensazioni che lo legano al devastante terremoto che il 23 novembre 1980 colpì l’Irpinia.

In un’intervista densa di significati, prima di andare a quel giorno, Di Somma ha aperto il suo cuore confidando il suo legame con la città e il suo sogno più grande: “Ho vissuto ad Avellino come calciatore e come cittadino avellinese per 26 anni. A questo stadio e a questa città mi lega tantissimo. La mia vita l’ho quasi vissuta tutta qui e per me è un onore stare ancora in questa città, vivere ancora direttamente le sorti dell’Avellino calcio. La mia speranza è di rivedere il prima possibile questa società nelle categorie che più gli competono“.

Il ricordo

Dopo aver sottolineato il rapporto nato con i colori biancoverdi, il Capitano di tante battaglie ha poi riaperto la ferita del terremoto, scavando nei ricordi di quella triste giornata. “Fai fatica a dimenticare quella giornata. Quella domenica giocavamo una partita importantissima contro l’Ascoli. Una partita di grande rivalità tra le due tifoserie. – ha ricordato Di Somma –  Riuscimmo a fare una prestazione straordinaria, vincendo per 4 a 2. C’era gioia, entusiasmo da parte di tutti, della città, della squadra, della società, della tifoseria. Io ero tornato a casa di corsa per rivedere la vittoria che avevamo fatto. Portai a casa dei pasticcini come facevo sempre dopo le partite. Guardavamo la tv mentre cenavamo con le bambine e mia moglie. Al momento del rigore della Juve venne giù il finimondo. Mia moglie urlò ‘Il terremoto’. Io sentii un ululato all’esterno e poi la casa ballò tutta. Non vedevo via di scampo. Pensai addirittura di lanciarmi dal balcone insieme a moglie e figlie. Poi per fortuna finì tutto e scappammo fuori di casa“.

Dopo la paura, lo choc di quei 90 secondi interminabili, arriva il momento della consapevolezza. Di Somma viveva in centro e, scendendo in strada, ci mise poco per rendersi conto del disastro: “Dopo una mezzoretta andammo a vedere in giro, andammo verso piazza Libertà. Trovammo tutti i fabbricati crollati. C’erano persone che tiravano fuori dalle macerie morti e feriti“. Il diesse biancoverde ha poi ricordato anche il famoso aneddoto sulla signora che lo ringraziò per la vittoria conquistata poche ore prima: “A un certo punto incontrai una signora adagiata a terra, sul marciapiede, tutta lacera e ferita. Era scalza, piangeva e si disperava. Come mi vide mi riconobbe e mi disse: ‘Salvatò, che tragedia’, poi mi fece un mezzo sorriso e disse: ‘Però oggi che bella vittoria abbiamo fatto’. A raccontarla mi vengono ancora i brividi. Fu un’emozione grandissima ascoltare quella poveretta che piangeva i propri cari, ma si ricordava della vittoria che avevamo fatto. Questo vuol dire tantissimo del rapporto e dell’amore che ha questa gente per la propria squadra“.

Il presente

Infine Di Somma si è concentrato sul presente, ipotizzando come raccontare il significato di quei giorni alla squadra, che proprio il 23 sarà impegnata contro il Potenza: “Sicuramente io sono uno di quelli che potrei raccontarla. Ai calciatori della mia squadra potrò raccontare cosa si è vissuto in quel periodo e cosa rappresenta la squadra per gli avellinesi. Io ho vissuto i due terremoti, sia quello di Potenza che quello dell’Irpinia. Ricordo che a Potenza ero allenatore nei primi anni ’90 quando ci fu un altro episodio del genere. Però quello vissuto ad Avellino fu una catastrofe. E’ stato di una forza spaventosa quel terremoto del 23 novembre. E’ stata una cosa che mai potrò dimenticare“.

Qui l’intervista completa: Di Somma ricorda il terremoto.

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