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123 minuti di assenza inspiegabile (di Alfredo Bartoli)

Avellino cede alla Reyer Venezia per 79-71 ed apre il girone di ritorno nello stesso modo in cui ha chiuso quello di andata. Adesso, le sconfitte consecutive sono arrivate a quattro (peggior serie della stagione in corso) ma, cosa ben più grave, la fine del tunnel di depressione e malcontento in cui è entrata la squadra, sembra ancora lontana. Rispetto alla partita con Varese ci sono stati passi avanti ma il riferimento alla sfida contro la squadra di Pozzecco lascia il tempo che trova giacché due settimane fa, al PalaDelMauro, praticamente non fu giocata nessun incontro. Il problema è che la Scandone ha smesso di giocare, senza una ragione spiegabile, al minuto 37 della partita in casa contro Brindisi, il 27 dicembre dello scorso anno. Da allora, sono passati 123 minuti mal contati di partite ufficiali e quasi un intero mese di tempo: come una squadra, che era riuscita a vincere 7 partite su 12 incontri, sia passata da potenziale mina vagante del campionato a squadra anonima e sconclusionata è qualcosa di assolutamente inspiegabile, sia per i tifosi che, probabilmente, per gli stessi “attori protagonisti”. Dal punto di vista tecnico la partita di stasera qualcosa ha detto perché la Scandone, almeno nel primo tempo, non ha neanche giocato male. Inoltre Venezia è squadra attrezzata, seconda in classifica non certo per caso e, soprattutto, vogliosa di tornare a vincere sul proprio parquet dopo le ultime due sconfitte interne. Il primo tempo è stato equilibrato, con la Scandone spesso avanti nel punteggio (senza mai scappare), che dimostrava una certa personalità, affrontando gli orogranata senza alcun timore reverenziale. Il 40 pari di fine primo tempo va quasi stretto ai lupi, che pagano le solite, basse percentuali ai liberi e al tiro da fuori e qualche errore difensivo, soprattutto sui giochi a due di Peric (rebus insoluto per tutto il match, chiuso con 28 punti e 1353 da 2) e Goss. La sicumera irpina, però, spariva al rientro dagli spogliatoi: Venezia piazzava un 14-1 (ancora Peric protagonista) in meno di 4 minuti che faceva sprofondare la Scandone sul -13 (54-41). Vitucci tirava fuori Harper (scherzato da Peric) e con Cavaliero e quattro piccoli rientrava fino al -2 di fine terzo quarto (57-55). L’inizio, letargico, dell’ultima frazione era però ancora letale per i lupi: due triple di Jackson (all’esordio) e Dulkis scavavano il solco dal quale i soli Cavaliero, Banks e Hanga provavano a tirarsi fuori, nel nulla generale degli altri. Non sappiamo se questa poteva o meno essere una partita da vincere e, vista la situazione al momento, neanche ci interessa. Ci interessa molto di più capire cosa sta succedendo a questo gruppo, cosa si è rotto e, se è possibile, vedere come ripararlo. E’ vero, il traguardo delle Final Eight è stato raggiunto da questi giocatori ma ormai la riconoscenza è bella che finita. Baratteremo con piacere la qualificazione alla Coppa Italia per riavere la squadra che ha vinto contro Milano e spaventato Sassari al PalaSerradimigni. Domenica prossima arriva Cantù e immaginiamo che l’atmosfera al PalaDelMauro non sarà delle migliori: a questi giocatori, e solo a loro, il compito di renderla migliore.


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