Addio ad un calcio che non c’è più. Ciao Don Antò

Tra pochi giorni, il 4 novembre, avrebbe compiuto 94 anni. La partita di Antonio Sibilia è stata lunga, avventurosa, con molti tempi supplementari e tanti calci di rigore segnati, sbagliati e parati. Non giocava per il pareggio ma neanche si faceva abbindolare dall’euforia di vittorie sempre considerate provvisorie. Fosse nato altrove, avrebbe costruito un impero, al cui confronto il pure ragguardevole patrimonio che ha tirato su alle nostre latitudini passerebbe inosservato. Mai avuto rimpianti, Antonio Sibilia, che nella sua vita, a ben guardare, la ricchezza non l’ha mai inseguita con la lingua di fuori e non gli ha tolto il sonno il desiderio di averne di più. Quel che aveva gli bastava ed è come se gli avanzasse. Il suo mondo, oltre alla famiglia, girava intorno a tre cose: i cantieri, il calcio, le partite a carte. Lussi praticamente zero e non c’entra l’avarizia quanto invece l’educazione ricevuta e insegnata che dietro ogni spicciolo c’è un sudore, una dedizione, una rinuncia, una sofferenza.E’ stato composto nella sua stanza da letto nel palazzo di viale San Modestino. E’ sereno, dopo settimane inquiete cominciate un giorno di fine agosto con una caduta senza conseguenze che lui ha però tradotto come il segnale inequivocabile del tempo agli ultimi giri di lancetta.  Chi non ha conosciuto da vicino Antonio Sibilia, traendone surrogati dall’anedottica e dai modi spicci e burberi dell’uomo che si è fatto da solo, potrebbe non capire il senso di tanto delicato affetto nei suoi confronti. Prima di rispettarlo, gli volevano bene benchè gli fosse estranea ogni forma di ingraziamento, chiunque fosse l’interlocutore. Con i giornalisti, per i quali per decenni è stato una sorta di manna dal cielo, è stato un rapporto scoppiettante. Per parte mia evitavo per quanto possibile di andare a sentirlo nella sede dell’Avellino in Galleria Mancini o nell’ufficio della sua impresa a Torrette di Mercogliano. Tante persone piangono la scomparsa del Commendatore.

Juary: “E’ stato un grande uomo e un grande presidente . Non posso fare altro che ringraziarlo per avermi portato in Italia. A lui ho legato i miei più bei anni da calciatore in Italia. Con l’Avellino aveva un rapporto speciale era un pezzo del suo cuore. Mancherà a tutti”.

 Mario Piga: «La perdita di Sibilia per me è un dolore immenso, perché il commendatore ha fatto grande Avellino non solo in Italia, ma nel mondo. Era un grandissimo personaggio: burbero ma estremamente concreto. Se davi in campo il massimo entravi nelle sue grazie, sennò…con il commendatore c’era solo da guadagnare. Ne abbiamo avuti di scontri, soprattutto quando insieme a Cattaneo, Di Somma e Lombardi entravo nel suo studio per i premi partita o per qualche mensilità arretrata. Si discuteva, anche in modo duro, ma il tutto si concludeva con una pacca sulla spalla. L’Avellino sportiva, e non solo, ha perso una figura di grande importanza. Faccio le mie più sentite condoglianze alla famiglia a tutta la famiglia, che ho avuto modo di conoscere durante la mia permanenza avellinese».

Gil de Ponti: «Salve è il Sign. De Ponti? Oh chi l è al telefono? Un giornalista. Oh la mi dica, è scomparso Il commendatore Sibilia «Chi? Don Antonio non c’è più? Porca miseria». Una voce che lascia trasparire tanti ricordi «Ha fatto tanto per il calcio ma soprattutto per la città, dando posti di lavori alla popolazione avellinese». I ricordi volano indietro ai primi anni dell’Avellino in Serie A «Era una novità assoluta, per una piccola provincia si respirava aria nuova di gioia». Il ricordo, spezzato dalle lacrime vola ad un piccolo episodio «Ero l’unico, che in intimità, poteva chiamarlo “Testone”, per me non era un Presidente ma un padre».

Sabatino Nigro (Malaga): «Antonio Sibilia ha fatto la storia del calcio italiano, non solo di quello irpino. Era un profondo conoscitore di calcio e un vincente nato. E’ stato un grande imprenditore, un grande presidente e un ottimo scopritore di talenti: ricordiamo De Napoli, Maiellaro, Alessio, Tacconi. Con lui mi legano ricordi vivi, sinceri. Amava molto il calcio delle piccole squadre della nostra provincia, ricordo quando veniva ad assistere le gare del Real Ferrovia. A me faceva un piacere immenso».

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