IL COMMENTO: Ancora letale l’ultimo quarto, ma la base per lavorare c’è.

Un ultimo quarto orrendo condanna la Scandone all’ennesima sconfitta al Pianella. 74-65 il punteggio a favore di Cantù che ha approfittato del vistoso calo dei lupi nell’ultima frazione. Una sconfitta che fa ancora più male se comparata al terzo quarto dei biancoverdi, di gran lunga il migliore degli otto fin qui giocati (24 punti con 3 assist e il dominio a rimbalzo): la tripla a fil di sirena di capitan Cavaliero aveva portato i suoi in vantaggio all’ultima pausa ma, al rientro sul parquet, la fluidità offensiva dei lupi spariva di colpo. Solo 8 i punti realizzati nell’ultima frazione, cui bisogna aggiungere 5 palle perse e un agghiacciante 111 al tiro: impensabile vincere con questi numeri. Eppure nei 30 minuti precedenti la squadra, pur procedendo a strappi, ha mandato segnali incoraggianti: le amnesie, sopratutto nella propria metà campo, non sono mancate, ma tutti hanno portato il proprio mattoncino alla causa e i biancoverdi erano lì dove volevano essere. Poi, esattamente come 7 giorni fa, il vuoto e i 2 punti lasciati all’avversario di turno. Si dice che servano tre indizi per fare una prova, ma è chiaro che, in queste due rush finali, le gambe sono mancate, la vista si è annebbiata e il canestro si è fatto più piccolo: le due settimane di ritardo si sentono, soprattutto nei finali punto a punto, e non penso che qualcuno possa gridare allo scandalo o alla lesa maestà per questa affermazione. E’ altrettanto evidente che ci sono anche altri problemi come, ad esempio, una panchina che, al di fuori di Cavaliero, deve guadagnarsi la fiducia di Vitucci e produrre di più (oggi solo 3 punti di Cortese in 26 minuti complessivi). C’è da lavorare ovviamente, e c’è da farlo insieme, come squadra, partendo da quanto buono fatto in questi primi 80 minuti di campionato, per evitare altri finali scellerati. I margini di crescita ci sono e sono anche ampi. Manca il tempo, ma a quello bisogna sopperire con la voglia e il coraggio.

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