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Dean: “Aspetto che De Cesare risponda alle mie chiamate”

E’ un Taquan Dean polemico con le sue dichiarazioni rilasciate nell’intervista pubblicata questa mattina sull’edizione avellinese del quotidiano “Il Mattino”. La guardia di Red Bank, sceso in campo con la canotta della Sidigas Avellino ancora non conosce il proprio futuro contrattuale con la società irpina (Dean è legato da un altro anno di accordo), rea di non aver preso a tutt’oggi una decisione definitiva sebbene lo stesso giocatore non rientri più nei piani di coach Vitucci.

“Avellino non prende una decisione e io in questo momento non posso far nulla. Ho provato a mettermi in contatto con De Cesare ma non mi risponde al telefono” le accuse di Dean  che in queste settimane si sta allenando con Louisville, il suo College.

L’ex giocatore di Biella, inoltre, spiega anche le difficoltà incontrate nell’ultima stagione: “Il mio polso non è stato mai al 100%  ed è cambiato il mio modo di giocare. Non ero aggressivo e non mi sentivo a mio agio in campo. Ero poi alle prese con un brutto divorzio ed ero anche distratto dalla perdita di mio figlio. Pensavo di esser capace di metter da parte il divorzio ma ha influenzato il mio gioco in campo” si legge sulle colonne del quotidiano napoletano.

“La situazione che si è creata fra me ed Avellino mi fa molto male, – afferma Taquan Dean – perché per me Avellino non era solo un posto dove giocare a pallacanestro. Era la mia casa, mi è piaciuto tutto di Avellino, e credo che nessun altro americano darebbe la vita per questa città. Ma mi rendo conto che non è la stessa Avellino di quando sono arrivato per la prima volta quattro anni fa. I miei buoni amici delle famiglie Ercolino e Preziosi che amavano questa città e capivano di basket, e che quando ho avuto alcuni momenti difficili hanno mostrato rispetto, sono alcuni dei motivi per i quali mi sono innamorato di Avellino. Ora non riconosco più questi valori”.

In chiusura Dean ribadisce il proprio amore per la città e la tifoseria irpina: “Il mio messaggio per Avellino è che ho amato molto la città, con tutto il mio cuore, al punto che sarei stato disposto a sacrificare la mia carriera, il mio nome ed il mio rispetto, ma all’interno dell’organizzazione ho visto persone che non amano la città e si preoccupano solo di se stessi. Quando ami qualcosa, non puoi lasciare che la gente che viene dentro manchi di rispetto a ciò che si ama. Se avessi fatto qualcosa di sbagliato, i giornali lo avrebbero scritto, e tutta la città lo avrebbe saputo. Ma stanno in silenzio perché io non ho fatto nulla di male. Io stavo in piedi per qualcosa che amavo. Spero che in futuro la città continui a vincere e che si combatta con orgoglio. Ringrazio tutti per i tanti anni buoni che mi hanno trasformato da ragazzo in un uomo”.

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