Il commento: Difesa, cuore e voglia: la Scandone è viva (di Alfredo Bartoli)

Quest’anno va così. Non che sia così diverso dalle passate stagione, ma sembra che in questo 2014 alla Scandone piaccia soffrire. Probabilmente i suoi tifosi non saranno d’accordo ma, storicamente, il lupo biancoverde ha quasi piacere a soffrire, perché poi, dopo aver lottato e dato tutto, sa che la vittoria ha un sapore ancora più dolce. Esattamente come stasera. La Scandone batte Roma e in colpo solo cancella la delusione di Bologna, si rilancia in ottica Final Eight e, vogliamo sottolinearlo in maniera chiara, si scrolla di dosso, una volta per tutte, l’etichetta (tra l’altro messa da non si sa quale massimo esperto di pallacanestro) di squadra che non vince le partite punto a punto.

Il 74-70 finale parla di una partita giocata sul filo dell’equilibrio, in realtà, solo negli ultimi 5 minuti, quando l’Acea coronava la sua rincorsa approfittando, soprattutto, della stanchezza dei lupi, autori, nei 35 minuti precedenti, di una prestazione di un’intensità e di un’abnegazione (soprattutto) difensiva senza eguali. Dopo il peggior primo tempo della stagione, a distanza di 6 giorni, arriva il migliore: la rabbia di Bologna, come auspicato, si è trasformata in energia positiva, riversata dai lupi sul parquet nei primi 20. Presenza, fisicità e gestione del ritmo, su entrambi i lati del campo: Avellino costringe la Virtus a 9 palle perse in 12 minuti (13 alla fine del primo tempo, 24 alla fine) dalle quali partono contropiedi e transizioni gestite in maniera precisa, soprattutto da un Banks finalmente più coinvolto in attacco: il + 11 di fine primo quarto va decisamente stretto ai lupi, che però non si fermano, raggiungendo il + 17 come massimo vantaggio al 16imo (spettacolare alley oop di Hanga per Harper, qualcosa di simile a quanto visto con Milano), e chiudendo la prima parte di gara sul 48-34. Dalmonte prova anche a mischiare le carte, alternando difesa individuali e “matchate”, senza nessun risultato, perché i lupi prendono il ritmo offensivo da una difesa che tiene a 1328 l’attacco capitolino, senza concedere tiri liberi e secondi possessi, grazie al sempre ottimo lavoro di Anosike e degli esterni.

Al rientro dopo la pausa lunga, i lupi sembrano controllare ancora bene il ritmo, seppur iniziando a sporcare le percentuali e, soprattutto, tornando a perdere di nuovo troppi palloni (7 nel solo terzo quarto dopo le 5 di tutto il primo tempo). Roma si avvicina e inizia l’ultimo periodo sul -8, iniziando a crederci e a punire tutte le difficoltà delle seconde linee biancoverdi non all’altezza della situazione come nel primo tempo (soprattutto Cadougan e Lechtaler). 5 punti consecutivi di De Zeeuw, alla fine di un devastante parziale di 15-3, portano per la prima volta i capitolini in vantaggio a 3 minuti dalla fine, con i lupi (in)capaci di segnare 15 punti in 17 minuti di ripresa. Qui però qualcosa cambia, perché stasera c’è una squadra con un elettroencefalogramma vivo (alleluia!), che si coinvolge, che ha empatia. Harper (MVP del match) e Gaines ricuciono lo strappo, entrando in parità negli ultimi 30 secondi dove (come è giusto che sia) sono due grandi giocate difensive a mandare i titoli di coda: rubata e sottomano del miglior Gaines dell’anno e rimbalzo in traffico di Hanga convertito nei liberi della sicurezza.

Ci sei Scandone, l’obiettivo è lì: passa per le prossime 5 gare, ma soprattutto passa da quanto messo in campo questa sera: approccio, voglia di lottare e di vincere.

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