L’analisi: i 5 motivi della sconfitta di Bologna (di Alfredo Bartoli)

A mente fredda, a distanza di 24 ore abbondanti, dopo aver sbollito la rabbia (bugia bella e buona), nello stesso giorno in cui lo faranno anche coach Vitucci e i suoi, proviamo ad analizzare e a capire i motivi che hanno portato alla sconfitta contro la Virtus.

1- Approccio: è il primo punto che ha evidenziato anche coach Vitucci in conferenza stampa post partita. E’ stato completamente sbagliato. Stop. Sarà stata anche la prima volta nella stagione e sarebbe potuto succedere in qualunque partita. Ma è successo proprio quando non doveva, in un partita di fondamentale importanza in cui si doveva scendere in campo con il sangue agli occhi.

2- Statistiche: 10 rimbalzi in più, 79-66 la valutazione e 29 liberi tentati (convertiti con l’83%) contro 15 (realizzati solo 9), il tutto in favore di Avellino. Poi però ci sono le 22 palle perse (“grazie” alle quali siamo diventata la peggior squadra della Lega con 17.4 di media), e il 417 da tre. L’abbiamo sempre detto che il basket non si fa con i numeri ma che spesso questi aiutano a capire l’andamento della gara, ma sarei pronto a scommettere il mio euro che il 90% dei lettori dello scout, senza conoscere il risultato della gara, avrebbe dato la vittoria ai lupi. Peccato che la pallacanestro esuli da queste alchimie…

3- Avversari: è vero, probabilmente è una delle Virtus Bologna più scarse degli ultimi anni, ma lotta, si butta a terra e, soprattutto in casa, difende, mettendo tanta energia sul parquet. Non è un caso se all’Unipol Arena, per ora, è passata solo la Venezia capolista. In campo ci sono anche gli avversari e ieri, nel complesso, hanno avuto più voglia di vincere

4- Atteggiamento: ci sono alcuni elementi che non riescono ad avere un linguaggio del corpo positivo per tutta la durata dell’incontro. E in un campionato tanto livellato questo non è consentito. Se abbiamo raccolto meno di quanto seminato (per dirla alla Vitucci), il problema è anche questo. Non vogliamo puntare il dito contro nessuno, ma è evidente che il livello di empatia all’interno del gruppo sale e scende come sulle montagne russe. Le cause e le relative soluzioni le conoscono solo quelli che vivono lo spogliatoio. E sta a loro porre rimedio quanto prima.

5- Gestione finale di gara: come al solito, in questi casi, si ricerca il capro espiatorio: Hanga?, Gaines?, Vitucci?, la sfiga?, le congiunzioni astrali? La ricerca del colpevole è sempre deleteria, perché fa perdere tempo e risorse e non porta mai ad una soluzione. Personalmente vi dico che Hanga recupera 2.3 palloni di media a gara (terzo di tutto il campionato) e che domenica era già a quota 4. Il manuale dice che sul +1 a 30 secondi dalla fine devi stare tra la palla e il canestro, ma probabilmente senza gli istinti difensivi dell’ungherese, lì in quella situazione, neanche ci stavi. E’ un deja vu (a Sassari la cosa fu sinistramente simile) ma il campionato di Adam resta di profilo altissimo. Per quanto riguarda Gaines ha chiesto di gestire l’ultima palla. Poteva farlo meglio, decisamente, ma ha dimostrato attributi e responsabilità. E Vitucci? Se il tuo play titolare (e leader designato) ti chiede di gestire la palla della vittoria non gliela metti in mano, o ti giri dall’altra parte? Nel basket 2+2 non fa mai 4 perché ci sono equilibri, gerarchie,e situazioni che non possono essere scritti su un foglio e studiati, per non parlare del fattore tempo. I finali non li gestiamo bene, è indubbio, ma la croce in uno sport di squadra (e in particolare nel basket) non si getta mai e poi mai sul singolo. Oggi, alla ripresa degli allenamenti, immaginiamo che la riunione video sia stata davvero come ricevere un pugno in pieno faccia. Ma è rivedendo i propri errori che si può scongiurare un altro epilogo del genere. La Scandone è attesa da un’altra finalina (contro Roma), tra l’altro in anticipo, per cui bisogna ricaricare le pila nel minor tempo possibile. E tornare sul parquet con la voglia di dimenticare Bologna.

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