SERIE B

Abodi: “Bisogna pensare alla gente non al Palazzo”

Il Presidente della Lega di Serie B Andrea Abodi è stato ospite questa mattina ai microfoni di RTL 102.5.

Cercasi Presidente della Federcalcio disperatamente. Sarà Andrea Abodi?

No, sicuramente no. L’ho detto e solitamente quando dico una cosa la confermo sempre nei comportamenti. Ho degli altri impegni che ho preso e anche degli altri obiettivi ma io credo che più che cercasi Presidente sia cercasi soluzioni, cercasi programma, cercasi contenuti, le persone poi arrivano. È evidente che bisogna prima capire che Federazione vogliamo costruire e credo che gli appassionati di calcio più che di soluzioni burocratiche abbiano bisogno di vedere bel calcio.

Che Federazione vogliamo costruire? Come possiamo rilanciare il calcio italiano?

Credo che dobbiamo rendere le cose più semplici, riavvicinarci alla gente perché il calcio è passione popolare, non è Palazzo. Molto spesso ci allontaniamo e pensiamo che il calcio sia un pifferaio magico invece non è più così, dobbiamo andare incontro alle esigenze. Il nostro è un momento di competizione indubbiamente, ma di spensieratezza. Dobbiamo capire che la gente non ha bisogno di altri confitti, ce ne sono già abbastanza nella società, noi dobbiamo essere un momento di tranquillità. Poi ovvio ci sia la competizione nel campo, ma lasciamola solo sul campo.

Quello della serie B in questi anni è diventato un modello di gestione perché avete puntato moltissimo sui giovani e sul rapporto del territorio. Cosa è oggi il modello Serie B?

È un modello in via di consolidamento, abbiamo ancora molte cose da fare. La scossa è una spinta necessaria, non tanto perché ci accontentiamo delle cose positive, ma perché lavoriamo sulle cose negative, sappiamo quali sono le nostre criticità e una di queste riguarda le infrastrutture. Un tema importante è lo sviluppo infrastrutturale, stadi e impianti di allenamento, nei prossimi anni ci siamo impegnati a costruirne di nuovi insieme alle nostre società, sei, 100.000 nuovi posti stadi e tre impianti di allenamento. Si parte dalla casa del calcio, poi il rapporto con il territorio è fondamentale, ci sono tante positività. Il calcio è un soggetto spesso avulso dal territorio stesso, giochiamo il sabato e poi ce ne ricordiamo la settimana dopo. Vogliamo interagire ogni giorno con tutte le tipicità, e nelle nostre 22 città ci sono bellezze di varia natura ,ambiente, paesaggio, tipicità, alimentazione, tesori di arte e cultura, perché essere soggetti estranei? Poi abbiamo un tema che per noi è fondamentale, la reputazione, la credibilità: non c’è gioco senza reputazione, non c’è fatturato senza reputazione di nessun genere, sia sportivo che sociale, che finanziario.

Spesso parla di fair-play finanziario, le nostre società sono spesso piene di debiti, come lo andiamo a risolvere? Abbiamo detto addio a due società gloriose come Siena e Padova in queste ore.

Questo è motivo di grande amarezza sportiva, perché dietro una società che non si iscrive c’è una storia, una maglia, ci sono comunità sportive che devono per il momento arrendersi. Per fortuna il calcio non è come la vita, il calcio quando interrompe il suo percorso lo riprende, magari un po’ più giù. Quindi auguriamo almeno questo ai tifosi senesi e patavini, di poterli rincontrare presto riprendendo il cammino appena possibile. Il fair-play finanziario è un tema europeo, non solo italiano, perché tutte le grandi realtà sportive si confrontano con i debiti, il problema è capire il rapporto tra debiti e fatturato e la prospettiva di crescita, questa è la verità. Le società di calcio sono molto di più che imprese perché oltre a dover rispondere a requisiti imprenditoriali e industriali devono amministrare emozioni e passioni e la responsabilità con la quale si gestisce il calcio, che sia una società, una lega, una federazione, deve tener conto di questo fattore: che non si è mai padroni di qualcosa, per la quale siamo semplicemente degli staffettisti. Prendiamo il testimone e lo diamo a chi verrà, sapendo che il calcio è un’emozione che si trasferisce di padre in figlio. La Serie B non ha una ricetta sul fair-play finanziario che è più un tema che riguarda la Serie A, tanto più le squadre che competono a livello europeo, ma abbiamo adottato un metodo molto semplice anticipando quello che è successo nel nostro Paese: il tetto salariale in relazione a quelli che sono i nostri ricavi. Abbiamo stabilito qual è il massimo dello stipendio che possono prendere i calciatori e ora aggiungeremo anche allenatori e direttori sportivi così contingentiamo e calmieriamo e cerchiamo di rientrare pian piano nei parametri dell’equilibrio.

Lei ha detto di no in apertura, visto che però abbiamo fatto il suo nome per la Federazione subito dopo il disastro mondiale, non ci conosciamo e non dobbiamo sponsorizzare nessuno ma solo perché ci crediamo, se Tavecchio dovesse fallire, se Albertini non dovesse avere i numeri o dovesse confermare il suo no, e dovessero venire da lei, lei non si sentirebbe chiamato a una responsabilità?

Rispondere adesso sarebbe fuori luogo, al momento rimango della mia posizione con delle ragione molto forti:  ho un impegno che ho preso un anno e mezzo fa, devo ancora completare tante cose insieme ai nostri club, alla nostra squadra, ho ancora un anno e mezzo – due anni di lavoro, problemi ancora in mezzo al guado, sarebbe anche un po’ irresponsabile lasciarli. Preferisco responsabilizzarmi nel trovare una soluzione più che essere io la soluzione.

Chi vede bene adesso alla Juventus?

Io sto nel mio ruolo, se c’è una cosa che non mi piace è giocare partite improprie, io sto in una condizione in cui mi metto un po’ al di sopra delle parti e non entro nelle valutazioni delle singole società. Certamente è un fatto traumatico, per quanto qualche segnale fosse arrivato, evidentemente non ci si aspettava che a preparazione iniziata potesse succedere. Adesso la Juventus, che è una grande società,  troverà le soluzioni per trovare il suo percorso di vittorie, mi auguro soprattutto in Europa.

Conte potrebbe andar bene per la Nazionale?

Ha le caratteristiche dal punto di vista tecnico e caratteriale, ma le valutazioni dovrà farle il nuovo Presidente federale. Poi quello del selezionatore della Nazionale è un lavoro particolare, non è quello dell’allenatore, sono due mestieri diversi.  Intanto bisognerebbe vedere se Conte sarà interessato nel caso, piuttosto che andare all’estero a fare altre esperienze, o magari il Presidente insieme ai suoi collaboratori hanno un’idea di selezionatore diversa. Si parte dall’identikit, in Italia si parte sempre dal nome e dal cognome, io invece parto da quello che dovrebbe essere e dovrebbe fare, il nome poi arriva in fondo.

Il calcio italiano ha bisogno di una scossa e Andrea Abodi può darla.

Vi ringrazio perché fa sempre autostima, vuol dire che insieme alla squadra della Lega e alle società stiamo facendo un buon lavoro. Io credo che in questo Paese bisogna iniziare a pensare e lavorare al plurale, il calcio è uno sport di squadra, sarà molto importante che oltre al Presidente ci sarà una squadra di volenterosi. Quello successo in Brasile è solo il caso più giornalisticamente rilevante, ma la crisi del calcio italiano non passa certamente per la sconfitta brasiliana e quelli che dovranno votare erano quelli che già c’erano, compreso il sottoscritto, quindi un pezzo grande di responsabilità lo abbiamo tutti noi, vediamo di riscattarci.

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