E’ morto Boskov. Ciao grande Vujadin, il calcio non sarà più lo stesso senza di te

Vujadin-Boskov Un grande allenatore ma soprattutto un grande uomo. A pochi giorni dalla scomparsa di Tito Vilanova, il calcio si veste di nuovo a lutto. A 82 anni se ne va Vujadin Boskov, allenatore serbo che ha scritto la storia della Sampdoria. Centrocampista di qualita’ in Jugoslavia (con la nazionale vincera’ l’argento olimpico a Helsinki ’52), una lunga militanza nel Vojvodina, nel ’61 sbarca in Italia per vestire la maglia blucerchiata. Restera’ solo una stagione ma sara’ l’inizio di un legame eterno. Appese le scarpe al chiodo torna a casa, al Vojvodina che oggi ne ricorda “lo spirito visionario”. Perche’ Boskov era avanti anni luce nel suo modo di intendere il calcio ed e’ lui, a meta’ anni Sessanta, che convince la squadra slava a costruire un centro di formazione, il primo di sempre nei Balcani e che oggi giustamente porta il suo nome. La carriera di allenatore di Boskov, di fatto, si chiude quel giorno. Quella Coppa sfuggita ancora una volta e’ l’ultimo atto alla Samp, poi seguiranno le esperienze con Roma (dove fece esordire un sedicenne Francesco Totti), Napoli, Servette, di nuovo Samp per una stagione e Perugia prima della chiusura finale al timone della Jugoslavia a Euro2000, dove arriva fino ai quarti. Di lui poi si perderanno le tracce, tranne qualche apparizione via via sempre piu’ rada. Ma quello che ha fatto in campo e la sua strabordante simpatia restano per sempre. Come dimenticare quel suo volto un po’ burbero ma affettuoso, il suo italiano dall’accento slavo e soprattutto quelle frasi a effetto che ancora oggi riempiono il web. “Rigore e’ quando arbitro fischia” e’ sempre attuale ma l’elenco delle perle regalate da Boskov e’ lungo: “Gullit e’ come cervo che esce di foresta”, “Se io sciolgo il mio cane, lui gioca meglio di Perdomo” (poi ‘rettificata’ dallo stesso tecnico), “Benny Carbone con sue finte disorienta avversari ma anche compagni”, “Lombardo e’ come Pendolino che esce dalla galleria”. La sua era una filosofia spicciola ma efficace, perche’ “l’allenatore deve essere al tempo stesso maestro, amico e poliziotto”, tanto per fare un’altra citazione, e “un giocatore con due occhi deve controllare il pallone e con due il giocatore avversario”. Boskov era questo e tanto altro e, anche se banale da dire, lascia un grande vuoto. Del resto “gli allenatori sono come i cantanti lirici. Sono molti e anche bravi, ma soltanto due o tre possono cantare alla scala di Milano”. E i suoi acuti mancheranno a tutti. IL CORDOGLIO DELLA SAMPDORIA – Nel 1991 ha vinto un indimenticabile scudetto con la Sampdoria di Vialli, di Mancini, di Lombardo e del presidente Paolo Mantovani. Oggi Vujadin Boskov e’ morto all’eta’ di 82 anni e il club doriano, cui sono legati altri successi come la Coppa delle Coppe del 1990, le due Coppe Italia del 1988 e del 1989 e la Supercoppa italiana del 1991, lo commemora su Twitter con una grande foto del grande tecnico mentre tiene in mano lo scudetto tricolore: “Vogliamo ricordarti cosi’. Ciao, grande ‘Vuja’. Unico e inimitabile Vujadin”, recita il tweet della societa’. IL RICORDO DI TOTTI – E’ scomparso un altro membro importante della famiglia del calcio, Vujadin Boskov, un grande uomo, competente, vincente e dotato di un umorismo acuto e intelligente. Ricordo ancora il giorno del mio esordio con lui sulla nostra panchina: come potrei dimenticarlo?”. E’ il ricordo di Francesco Totti del tecnico serbo scomparso. “Grazie mister per avermi dato questa possibilita’ – scrive il capitano della Roma sul blog ufficiale -, unica come sei stato tu. Ora dal cielo con la tua ironia e il tuo sorriso sono sicuro che continuerai a guardare il calcio con l’occhio dell’immenso maestro che sei stato.

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