Pierpaolo Marino: “Zappacosta grande grazie a De Vito”

L'attuale direttore generale dell'Atalanta, Pierpaolo Marino
L’attuale direttore generale dell’Atalanta, Pierpaolo Marino
“Non poteva farmi regalo migliore il mio amico Enzo De Vito. Nel giorno del mio compleanno vedo un altro ragazzo andare avanti in Nazionale. Zappacosta è il mio orgoglio e l’orgoglio dell’Avellino e del suo diesse. Lo ringrazio a nome di tutta l’Atalanta”.
Direttore, oggi compie 59 anni. Ed Avellino si gode Zappacosta in Nazionale.
“E’ stata una gran bella notizia per me sapere della convocazione e leggere il suo nome tra i convocati di Di Biagio. Non mi prendo nessun merito, però. E dico grazie al calciatore, a Enzo De Vito, a Taccone, a Rastelli perchè grazie a loro questo calciatore è cresciuto divinamente facendo passi da gigante”.
Proprio così è cresciuto tantissimo.
“Ad Avellino Davide ha realizzato il suo percorso di crescita. A Bergamo non c’era possibilità di portarlo in serie A perchè era ancora acerbo, doveva ancora maturare. la Primavera gli andava stretta. E così decidemmo insieme di farlo arrivare ad Avellino. Quando De Vito mi chiamò per chiedere informazioni fui davvero contento di mandarlo giù”.
Adesso è in comproprietà. Un buon investimento per Atalanta ed Avellino.
“Enzo De Vito è stato testardo. Lo ha cercato, lo ha inseguito a lungo. Ha saputo aspettare anche quando Davide ad un certo punto ha avuto perplessità”.
Ci sta dicendo che non voleva venire?
“Si, si è proprio così. Quando lo chiamai e gli dissi che c’era l’Avellino che lo aveva cercato cominciò a mostrare qualche dubbio. Era giovane, lo è ancora. Ma catapultarsi a 18 anni in un ambiente ovattato come quello del settore giovanile di Bergamo ad una piazza calda, asfissiante per calore, come quella della mia città non è facile”.
E poi cosa è successo?
“Fatevelo dire da lui –  e sorride – Alla fine ha prevalso il protocollo Marino”.
Il protocollo Marino? In che consiste?
“Dieci giorni fermo a riflettere. Davide chiamava e io non rispondevo. Continuava ad essere perplesso. Enzo De Vito continuava a pressare. Il mercato incalzava e per lui, che ci aveva visto lontano, Zappacosta era una priorità. Poi un giorno Davide venne da me e mi disse: -direttore vado ad Avellino, vado nella sua città. Non se ne pentirà-. La storia di oggi la conosciamo tutti”.
Quando ha conosciuto Zappacosta?
“Ricordo che eravamo in ritiro con la prima squadra. E Colantuono un giorno fece salire i ragazzi della Primavera per un incontro amichevole. Già me ne avevano parlato bene. Ma quando vidi quel ragazzino che sulla destra macinava chilometri senza fermarsi mai, senza sosta, senza errori e che non aveva nessun timore degli avversari più forti ed esperti di lui, chiamai il tecnico della Primavera e gli dissi che quel ragazzino lo avrebbe avuto ancora per poco tempo con lui. Perchè in Primavera ci andava stretto e avrebbe dovuto fare esperienza altrove”.
Poi Avellino e l’esplosione.
“Bisogna ringraziare Enzo De Vito. Lo ripeto. un altro diesse avrebbe cambiato obiettivo. Lui, invece, ha saputo aspettare ed ora, dopo De Napoli, è lui a godersi un gioiellino in Nazionale”.
Di Biagio nell’Under 21 utilizza un modulo diverso dall’Avellino di Rastelli. Può trovarsi in difficoltà Zappacosta?
“Zappacosta in difficoltà? In Nazionale? Con l’Under 21? Ma no. Vestire la maglia azzurra è motivo di orgoglio per tutti. E non è assolutamente un punto di arrivo. Anzi, questa deve essere la base di partenza per una grande stagione. Il primo passo per crescere. Di Biagio gioca con una difesa a 4, la stessa dell’anno scorso dell’Avellino. E vuole gli esterni alti. Troverà tanta concorrenza. Giocare da titolare sarà difficile. Ma nessuno ti regala niente. Nessuno. Anche perchè finalmente con la nuova gestione di Arrigo Sacchi con la Nazionale regna la meritocrazia”.
Che consigli darebbe ora a Zappacosta?
“Di continuare ad essere se stesso. Nel calcio, come nella vita, basta un niente e la storia cambia. E’ un ragazzo a posto. Mi dicono che è decisamente tranquillo, senza fronzoli con la testa. Un calciatore, un buon calciatore per essere un professionista serio, lo deve essere prima fuori dal campo e poi dentro. Il segreto è questo: se sei tranquillo, ti alleni bene, ed hai le capacità, devi venire per forza fuori. E Davide è sulla buona strada. Continui ad allenarsi come sta facendo e ascolti i consigli del tecnico. Rastelli è stato un grande calciatore e un grande allenatore. Dai ragazzi sa prendere il massimo”.
Ha visto giocare ultimamanete Zappacosta?
“Ho seguito per tv la gara contro il Novara. Lo sapete, lo faccio sempre perchè prima vedo l’Avellino e poi cerco di capire i miei calciatori. Mi ha impressionato, vi dico la verità. Per la semplicità di corsa, per il modo con cui spingeva su quella fascia. E poi quel gol. Un capolavoro. E’ migliorato in una maniera mostruosa anche in fase difensiva. lo aiuta la velocità di corsa che ha. La sua leggerezza nel difendere e nello spingere. Ed ha un grande piede. Vi confesso che quel gol al Novara l’ho voluto rivedere quattro o cinque volte proprio per capire come era arrivato al pallone dopo un bel cambio di gioco. Un tiro imprendibile che anche se hai la giusta coordinazione nel 90 per cento dei casi lo butti fuori. Lui ha trovato l’angolino giusto a fil di palo e ha fatto gioire il Partenio”
Quel gol ha convinto Di Biagio a convocarlo?
“No, una convocazione non arriva per un gol. Davide era seguito da tempo. Anche in Prima Divisione, quando l’Avellino viaggiava a gonfie vele era costantemente seguito dagli osservatori federali perchè nell’ambiente si parlava di questo ragazzino senza timori che faceva faville. Questo deve essere il suo anno. La Nazionale Under 21 deve diventare la sua casa. In Nazionale si cresce ancora di più e la convocazione nella Under 21 di serie B non poteva che non essere il preludio alla convocazione nella Nazionale maggiore”
L’Avellino come lo vede?
“La serie b è un campionato difficile. Un torneo strano, lungo, faticoso. L’Avellino per di più ci arriva da neo promossa e non sarà per niente facile. Ma da lontano ho letto qualcosa. Alcune volte, ma raramente, mi sento con Enzo De Vito per sentirmi un pò a casa visto che sono a 800 chilometri di sistanza. Penso che la società abbia lavorato bene mettendo su una rosa ben assortita con calciatori di esperienza come Togni, altri come Schiavon. In attacco la conferma di Castaldo e l’inserimento di un marpione come Soncin serve. Serve l’esperienza e sono convinto che con la regia di Rastelli questo è l’anno buono per gettare le basi per un progetto di più alte ambizioni”.
Niente più ascensore, quindi?
“No mi auguro di no. Ma con una squadra come questa non puoi non divertirti. Alla tv guardavo quella Curva contro il Novara e mi son tornati i brividi addosso. Sono un Irpino. Ad Avellino ho lavorato per 11 anni facendo l’impossibile. Ho cominciato da raccattapalle lo sapete tutti e sono un Irpino e soffro per la squadra della mia città. Le salvezze si conquistano con il sudore della fronte, con il sacrificio e l’appoggio dei tifosi. Sono fiducioso e non bisogna farsi condizionare, nel bene e nel male, dai risultati che arriveranno. Saranno essi positivi o negativi. Bisognerà stare uniti, perchè uniti si vince. E’ questo il vero segreto del calcio”.
FONTE Il Corriere di Gianni Festa

 

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