Esperienza, prospettive e tattica: gli allenatori nel mirino dell’Avellino ai raggi X
Abbiamo analizzato i profili dei tecnici sul taccuino dei lupi: cosa suggeriscono i vari indicatori

Adattabilità
L’indicatore dell’adattabilità, misurato sulla base durata media degli incarichi, sposta leggermente le prospettive. Qui il più “stabile” è Mignani, con 1,61 anni di permanenza media in panchina: è il dato di un allenatore che tende a radicarsi e a costruire cicli sul medio-lungo periodo. Subito dopo c’è D’Angelo, con 1,53 anni: anche lui tecnico da progetto, abituato a restare abbastanza a lungo da incidere. Abate, con 1,34 anni, ha un dato sorprendentemente buono per un allenatore giovane: non è un allenatore da “mordi e fuggi”, ma uno che, quando entra in un contesto, riesce a restarci per progettare. Dionisi si ferma a 1,15 anni, dato condizionato dalle recenti esperienze negative con Palermo ed Empoli. Pagliuca, con 0,91 anni, è il tecnico con la permanenza media più bassa tra i cinque. Se l’Avellino pensa a un allenatore come architrave di un ciclo pluriennale, i numeri indicano Mignani e D’Angelo come profili naturalmente portati alla continuità; Abate come una scommessa interessante in questa direzione; Dionisi e soprattutto Pagliuca come figure più legate all’impatto che alla durata.
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