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Da possibile partente a perno della difesa: la parabola di Dossena

La crescita poderosa del centrale bresciano

C’è stato un momento, nello scorso mercato di gennaio, in cui l’addio di Alberto Dossena è stato più concreto di quanto si possa immaginare. Al netto delle smentite di rito, il difensore scuola Atalanta era finito sul taccuino di molti club e, complice il poco spazio avuto nel girone d’andata, era sul punto di lasciare Avellino. Il confronto privato avuto con Braglia non gli aveva fornito le garanzie richieste e il forte centrale stava considerando con grande attenzione le offerte pervenutegli dal girone A.

Gli intrecci del mercato sono però assai particolari e complice una serie di incastri, la cessione di Dossena è rimasta congelata. Il numero 13 è rimasto così in biancoverde, partendo indietro nelle gerarchie ma disposto a giocarsi le sue carte. Carte che il ragazzo si è giocato nel miglior modo possibile, approfittando del periodo di sbandamento di Miceli e guadagnandosi così la maglia da titolare. Schierato dal 1’ nella gara interna con il Potenza dello scorso 17 marzo, da quel giorno Dossena ha saltato per squalifica solo la partita con la Vibonese.

In mezzo tante partite di grande sostanza, con 1 solo gol subito tra le mura amiche e una leggerezza di troppo nella gara d’andata a Palermo. Le sue prestazioni sono sempre di rilievo per leadership e calma, con quegli interventi in anticipo a metà campo che galvanizzano il tifo biancoverde. Con la pazienza del veterano, Dossena è riuscito ad imporsi nel delicato ruolo di perno centrale della difesa a 3. Lo ha fatto scalzando Miceli, uno dei capitani di questa squadra, dimostrando così attributi e personalità.

Nata come intuizione di Di Somma, la scelta di schierarlo in quel ruolo si è rivelata particolarmente fortunata per i lupi. Se la retroguardia biancoverde è tornata ad essere un muro, gran parte del merito è di questo giovane ragazzo bresciano. Da possibile partente a perno della difesa: Dossena si è preso l’Avellino e non vuole più lasciarlo.

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