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Caro Sindaco, la Scandone si avvicina al fallimento sul parquet: la colpa non è dei giocatori

Il primo cittadino ha bacchettato il roster: "Scarso impegno, propongo il congelamento degli stipendi"

La Scandone Avellino continua a vivere momenti di difficoltà tanto sul parquet (dove ha chiuso in ultima posizione nel girone D1 e ripartirà da tale collocazione nella seconda fase del campionato di serie B il prossimo 21 marzo) quanto sul versante giudiziario con la ormai nota vicenda relativa all’azienda proprietaria del club, la Sidigas.

Gli scenari appaiono sempre più cupi coi creditori che battono cassa procedendo attraverso le vie legali. Sul campo il roster biancoverde è riuscito a fare peggio delle più ardue previsioni vincendo soltanto una delle sette gare disputate nel girone di ritorno. Interpellato sulla situazione in casa Scandone, il Sindaco di Avellino Gianluca Festa ieri ai microfoni di Radio Punto Nuovo ha evidenziato come sia insoddisfatto del rendimento profuso dai cestisti aggiungendo in un passaggio: “Non ho visto nessun impegno dei giocatori per onorare quella maglia e quindi propongo che agli atleti venga congelato lo stipendio. In quel girone dove c’è la Scandone ci sono altre realtà che non pagano stipendi, ma i giocatori sputano sangue in campo, con la Scandone, che ha un nome storico, questo non succede e ci ritroviamo ogni domenica a vedere figuracce su tutti i parquet. Questo non va bene, io non metto in dubbio la professionalità dei cestisti, ma l’impegno deve essere diverso altrimenti parlerò con la società affinché gli stipendi dei giocatori vengano congelati. E’ un’agonia intollerabile”.

L’agonia di cui ha parlato Festa ha radici nell’estate 2019 quando, essendone lui uno dei promotori dell’iniziativa, si è voluto percorrere la strada di salvare la Scandone intraprendendo un percorso minato di problemi a partire dalla situazione debitoria che nel corso di quest’anno e mezzo ha comportato fin qui una ricerca e spesa di risorse senza che i problemi venissero risolti definitivamente. Nelle prossime settimane sarebbero attese nuove puntate stando a quanto riferiscono le cronache locali negli ultimi giorni.

E le responsabilità dello stesso primo cittadino sono evidenti. Parlare di scarso impegno dei giocatori è una opinione rispettabile ma non è la causa del problema che la squadra sta vivendo oggi sul campo. Una rosa di giocatori che, al momento, non appare all’altezza di raggiungere la salvezza in serie B e che paga limiti evidenti nella sua stessa costruzione. Di certo se una classe non supera l’esame finale le colpe sono da rivedere anche in chi ha preparato gli alunni nel corso dell’annata. Staff tecnico in primis e dirigenza che ha avallato le scelte.

Il prossimo 2 maggio confidiamo che la Scandone possa aver raggiunto la salvezza diretta o quantomeno i playout. Restano, invece, le difficoltà relative alla mole debitoria della gestione Sidigas che riguardano la stessa squadra di pallacanestro. L’ottimismo paventato dal Sindaco lo scorso 1 dicembre 2020, affiancato dal Dottor Dario Scalella, in una conferenza stampa con affermazioni che riprendiamo quali  “30% o niente” oppure “Dobbiamo parlarci chiaro, l’alternativa è fallimento Scandone e zero euro recuperati dai creditori. Mi aspetto grande responsabilità da parte di tutti” facciamo fatica a condividerlo.

A distanza di circa 100 giorni la situazione resta drammatica. Chi batte cassa lo fa appellandosi a suoi diritti. Un momento economicamente drammatico, dovuto ad una crisi divenuta ancora più difficile da combattere con l’emergenza Covid, lascia intendere che i creditori più che alla passione sportiva guardano al bilancio della propria azienda da portare avanti o salvare in più di un caso.

Dire soltanto che l’attuale dirigenza sta compiendo degli sforzi (scelta coraggiosa e apprezzabile) resta una risposta quantomeno insufficiente di fronte a tanto scempio, sofferenza e indifferenza che gli appassionati della Scandone e della pallacanestro irpina stanno vivendo dall’estate 2019.

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