Bologna, la trasferta giusta per misurare il valore dei lupi

Girata la boa della metà del girone di andata, la Scandone è lì dove voleva essere. La prima parte di calendario, seppur presentasse più partite in casa che in trasferta, si è dimostrata, alla luce dei fatti (e degli avversari) molto più dura del previsto. Adesso, da qui alla quindicesima giornata, la situazione è esattamente opposta: più trasferte per i biancoverdi, ma contro squadre sicuramente dello stesso livello dei lupi ovvero di quelle appena sotto i “top team” del campionato. Le grandi stagioni si costruiscono “on the road”: sarà sicuramente una frase banale, ma è un assioma e per definizione deve essere accettato e non discusso. Per ora, solo Capo d’Orlando è stata terra di conquista per i lupi, ma Cavaliero e compagni non sono mai andati veramente sotto né a Sassari né a Cantù, il che fa ben sperare per il futuro. Futuro che per i lupi si manifesta attraverso quattro trasferte (su sette partite che mancano alla fine del girone di andata), delle quali bisogna vincerne almeno una (se poi si riesce nell’en plein, tanto meglio, ovviamente…), per lanciarsi in una stagione che rispecchi allo stesso modo aspettative e risultati. La prima di queste trasferte è quella perfetta per misurare le ambizioni e la forza dei ragazzi di coach Vitucci: giocare all’Unipol Arena contro la Virtus, ha sempre un suo fascino per chi, nel proprio immaginario, configura Bologna ancora come Basket City. Si respira tradizione, voglia di basket e competenza (al contrario di altre parti…) che sono percepite anche dagli stessi giocatori e staff tecnici. Inoltre, ed è la cosa che assume la maggiore rilevanza per la Scandone, la Granarolo in casa è una brutta gatta da pelare. Solo la capolista Venezia è riuscita a passare all’ex Futurshow Station (tra l’altro in volata) mentre, domenica scorsa, Reggio Emilia ha lasciato i due punti e il primato in classifica. Anche se sulla carta il record di Virtus e Scandone è lo stesso (4 vinte e altrettante perse), la classifica dice che i felsinei hanno 6 punti, a causa dell’handicap con i quali sono partiti per aver pagato in ritardo alcuni pagamenti all’erario. Ha dovuto fare i conti anche con questo coach Valli, (si, quel coach Valli, non molto amato dai tifosi biancoverdi) ma è riuscito a costruire un bel gruppo che (per sua stessa ammissione) non giocherà un gran basket, ma ha ben chiari obiettivi, competenze e ripartizione dei ruoli e che tra le mura amiche si esprime al meglio. Inoltre sta dando responsabilità e minuti a due dei migliori (quasi) ventenni del panorama cestistico nazionale come Fontecchio (classe ’95) ed Imbrò (classe ’94). Le cifre ci aiutano capire che sono 3 i pilastri della Granarolo. Il primo, leader del gruppo è Allan Ray, pupillo di Valli che già ha avuto modo di allenarlo a Ferrara: guardia dal talento non sempre proporzionale alla disciplina, sta giocando una stagione di alto livello. E’ il miglior tiratore da 3 di tutto il campionato (oltre il 52%) e il secondo convertitore di liberi (quasi il 91% su 29 tentativi) e in più di 30 minuti di utilizzo segna 17.3 punti con quasi 3 rimbalzi e 2.8 assist. Il secondo è Okaro White, centro mobile ed atletico da 12.7 punti a partita, cui aggiunge 7 rimbalzi e più di una stoppata a gara. Infine il sesto uomo Jeremy Hazell, guardia che si alza dalla panchina per produrre 9.4 punti in 21 minuti di utilizzo. Oltre a Ray e White, il quintetto è completato da Gaddy (playmaker da 6.1 punti e 3.8 assist in 28 min di utilizzo), da Simone Fontecchio (un po’ sotto tono rispetto alle prime uscite) e da Gildchrist, ala fisica da 5.8 punti e altrettanti rimbalzi, mentre dalla panchina, se Hazell è il primo cambio degli esterni, Valerio Mazzola (altro “senatore” di Valli) è il primo cambio dei lunghi (8.6 punti e 6.4 rimbalzi in oltre 22 minuti sul parquet). Completano le rotazioni Imbrò (talento che la Virtus ha cresciuto in casa e che l’anno scorso ha subito un terribile infortunio) e il “settepiedi” Cuccarolo.

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