Manca solo l’ufficialità: a Varese con il “Porta un amico”. Sarà maxi-esodo?

Non ci sono alibi per nessuno. Una sconfitta ci può stare, deve starci. Può starci. Ma una cosa deve essere chiara. Nessuno è autorizzato ad escludersi dalla contesa. Nessuno. E i calciatori devono saperlo. Perchè ancora una volta i tifosi hanno dimostrato, nel bene e nel male, di esserci. Chi scende in campo deve sempre dare il massimo e nel primo tempo contro la Virtus Lanciano qualche dubbio c’è stato. Non sembrava essere l’Avellino. Veramente non sembrava la squadra di Rastelli. C’è stato un vuoto, un black-out. Si è spento l’interruttore e l’Avellino ha incassato come un pugile suonato da una formazione ben organizzata ma che comunque, a prescindere, non si è mostrata imbattibile specie nella ripresa. Quando l’Avellino ha ripreso a macinare gioco e dopo il gol di Castaldo ha fatto paura agli abruzzesi ormai sulle gambe, senza fiato e con idee a corto.
La corsa continua. L’Avellino è lì, scavalcata dal Lanciano, raggiunta dal Cesena. L’importante adesso è ripartire per Varese. Il calendario, è vero, non ci darà una mano: tre gare fuori casa nelle prossime quattro. C’è il Varese fuori, il Pescara dentro (che ieri ha incassato il sesto ko di fila e ha aperto le porte al ritorno di Zeman), e poi Empoli e Bari di fila lontano dal Partenio-Lombardi. Dalle prossime 4 si capirà la forza dell’Avellino. Ma prima bisognerà giocarle. Tutte con foga e con ritrovato coraggio. L’Avellino visto a Terni meritava i tre punti a mani basse. Non li ha ottenuti. Ma aveva per certi versi fatto sperare. Poi il capitombolo contro il Lanciano. Tre schiaffi a freddo, tre sberle che magari riusciranno a svegliare l’orgoglio.
Perchè a Varese ci saranno almeno mille tifosi. La società biancoverde ha chiesto ed ottenuto dalla società lombarda la possibilità di aderire all’iniziativa. Ad ore l’ufficialità. Questo significa che ci sarà l’invasione. Ci sarà, indipendengtemente dai risultati. Che aumentano i rimpianti ma non devono far illudere nessuno. E ricordare da dove siamo partiti, con quale obiettivo e con quali sforzi.
Se qualcuno crede che l’Avellino sia diventata una Ferrari si sbaglia. Resta un’utilitaria che deve giocare da utilitaria. Perchè non appena si abbassa la guardia e si gioca da mediocri si incassano scoppole. Come quelle di ieri. Tre sberle, una dietro l’altra. In soli 45 minuti di gioco. Sembrava l’Avellino di Zeman della gestione Casillo. Quello che perdeva prima di scendere in campo. Che incassava i ko per manifesta inferiorità. Ma quello non è l’Avellino di oggi. E’ una parentesi, può e deve essere una parentesi. Ma i calciatori stiano tranquilli, adesso. E nei momenti di smarrimento guardino in alto. Nel cuore della Sud. Ieri, a conferma dell’amore, è nato il gruppo degli Insuperabili. I ragazzi diversamente abili che da sempre sono in Curva Nord. Ieri al Partenio c’erano 400 bambini armati di bandiere e palloncini pronti a fare festa.
Qualcuno ha pianto, sognava e sperava nella vittoria. La sognavano e la speravano tutti. Che i calciatori mettano da parte i proprio interessi adesso. Sappiamo che molti di loro, indipendentemente da come andranno le cose, l’anno scorso andranno via. Ma non facciamo come l’anno di Bucaro. Ve lo chiediamo col cuore. Provateci, almeno. Provateci.

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