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Dalla SuperLega a De Mita: incontri e scontri tra calcio e politica

I leader europei contro la SuperLega e la controversa storia d’amore italiana tra calcio e politica

TRA RAGIONE E PROPAGANDA: LA GUERRA ALLA SUPERLEGA

L’idea della Superlega Europea, sostenuta dai principali club calcistici europei, sembra essere naufragata o, perlomeno, aver subito una forte battuta d’arresto. La principale critica mossa contro l’operazione è quella di rendere ancora più elitario uno sport che ai suoi massimi livelli è già sempre più giocato su tavoli finanziari piuttosto che sul campo. La Superlega, per i detrattori, avrebbe reso il calcio “lontano dal popolo” e segato ulteriormente le gambe alle squadre non di primissimo livello. Una teoria difficilmente non condivisibile, ma che risulta strumentale se sostenuta da chi questo sistema lo ha costruito o, comunque, non è mai intervenuto quando era il momento e quando era in suo potere per evitarlo.

Tra i primi oppositori pubblici – oltre, ovviamente, agli organi sportivi ufficiali e alle squadre non coinvolte – ci sono stati i politici. Dagli esponenti di tutti i principali partiti italiani al Presidente francese Emmanuel Macron e al primo ministro inglese Boris Johnson, la politica unanimemente – e trasversalmente agli schieramenti politici – ha bocciato con fermezza l’idea di una lega europea dei club più ricchi e potenti. Probabilmente la classe politica, più immediatamente delle dirigenze dei club, è stata capace di cogliere gli umori popolari in merito all’iniziativa, riuscendo sia ad orientare che a cavalcare l’onda del dibattito – Johnson, che non segue il calcio, è considerato tra gli artefici dell’abbandono del progetto da parte delle squadre inglesi e ha ulteriormente aumentato i suoi tassi di popolarità in questi giorni –.

POLITICA E CALCIO: UNA STORIA ITALIANA

Del resto quello del calcio è un mondo che i politici conoscono bene. In particolar modo in Italia, il legame tra calcio e politica è sempre stato tanto presente quanto ambiguo. Dal semplice tifo, spesso ostentato come sintomo di vicinanza al popolo, alla partecipazione attiva alla vita societaria dei club. Perfettamente calzante, in questo senso, la parabola di Silvio Berlusconi, tifoso milanista da sempre, presidente delle straordinarie stagioni degli anni ’90 e 2000 del Milan, con le sue – a dir il vero malcelate – velleità da allenatore e le varie controversie legate alla sua “doppia carriera”. È ancora oggi sulla scena politica e anche su quella calcistica, seppur con un’altra squadra: il Monza.

Silvio Berlusconi solleva al cielo la Coppa dei Campioni (GazzaNet)

Di casi più “sfumati”, invece, è piena la storia della politica italiana. Come quello del democristiano Giulio Andreotti e della sua passione per la Roma: da giovane si arrampicò sugli alberi intorno allo stadio per poter guardare la sua squadra senza biglietto e da politico navigato si faceva aggiornare dai collaboratori sulle partite della Magica, quando si svolgevano in contemporanea alle riunioni politiche. Si dice anche che il Divo sia spesso intervenuto direttamente nel mercato della Roma.

Ancora più evidente è il legame tra Bettino Craxi e il Torino. Esempio: dopo la crisi dell’89, la società viene acquistata da Borsano, su indicazione del leader socialista, il quale lavorò dietro le quinte della rinascita granata. Borsano verrà, poi, eletto deputato col PSI nel ’92. In quella fase storica, in effetti, i socialisti si mostreranno spesso meno attenti e più “evidenti” dei colleghi democristiani e degli altri partiti.

Come non citare, poi, la storia d’amore “impossibile”, travagliata, tragica tra molti dirigenti comunisti e la Juventus, la squadra “dei padroni”.

 LA CONNESSIONE ROMANTICA: DE MITA E L’AVELLINO

E, restando nell’ambito dei grandi protagonisti della Prima Repubblica, è impossibile non ricordare Ciriaco De Mita, svariate volte parlamentare, europarlamentare e ministro, arrivato all’apice della carriera politica negli anni ’80, periodo in cui fu segretario nazionale della Democrazia Cristiana e, dall’88 all’89, Presidente del Consiglio. Di fede calcistica avellinese, il suo periodo all’apice della politica (82-89) coincise quasi totalmente col “decennio d’oro” dell’Avellino in Serie A (78-88). In quel periodo l’attuale sindaco di Nusco riuscì addirittura ad ottenere i complimenti del “Dio del calcio” Diego Armando Maradona: nell’87, riferendosi alla sfida in Coppa dei Campioni tra Napoli e Real Madrid, De Mita aveva dichiarato se il Napoli avesse «giocato sempre come nel primo tempo contro il Real Madrid, il campionato sarebbe finito», ricevendo come risposta, tra il serio e l’ironico, com’era suo solito, dal Pibe de Oro «Si vede che ne capisce di calcio».

Qualche anno prima, nel 1984, la sua passione per i Lupi gli era anche costata un’interrogazione parlamentare da parte del senatore missino Marchio. Il riferimento era alla partita vinta dall’Avellino contro la Lazio per tre reti a zero, con un rigore abbastanza evidente – era ancora lontanissimi gli anni del VAR – negato alla formazione biancoceleste. Alla fine della partita – questo l’episodio contestato dal senatore – i dirigenti dell’Avellino, alcuni esponenti della DC – tra i quali Ciriaco De Mita in persona –, e l’arbitro della gara – figlio di un deputato democristiano – avrebbero brindato insieme alla grande vittoria nello spogliatoio della formazione campana.

Da ricordare anche l’esperienza breve e, a dire il vero, non brillante – soprattutto considerando le aspettative generate – di suo figlio, Giuseppe De Mita, nominato direttore generale dei Biancoverdi nella stagione 2005/2006.

De Mita e l’avvocato Agnelli durante Avellino-Napoli

Ciriaco De Mita, ultranovantenne, è ancora sulla scena politica regionale. Una sua frase è probabilmente in grado di sintetizzare la saggezza accumulata nella sua lunga esperienza politica e, forse, può essere valida anche nel calcio e, in generale, come insegnamento per la vita:

«Ricordati. Primo: non confondere la politica con il desiderio. Secondo: nei momenti di difficoltà ritirati dove sei più forte. Se è la tua regione, fai il leader regionale. Se è la tua città fai il sindaco. Se non sei forte da nessuna parte, torna da tua moglie. E aspetta…».

In effetti, dopo i decenni al top della politica nazionale e alcuni anni di silenzio, nel 2014 De Mita è tornato in campo diventando sindaco del suo comune, Nusco – riconfermato poi nell’ultima tornata elettorale – e riconquistando grande rilievo nella politica della Regione Campania. Pochi anni dopo, nel 2018, dalla Serie D è ripartita per l’ennesima volta l’avventura dell’U.S. Avellino, che attualmente milita stabilmente in Serie C e si appresta ora a presentare il progetto per il nuovo stadio. C’è ancora una sorta di romantica connessione tra De Mita e la sua squadra del cuore?

Articolo a cura di Pietro Marino (@pietropitmarino)

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