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Alle radici di Lorenzo Sgarbi: quando il calcio è un affare di famiglia

L’attaccante dell’Avellino è nipote d’arte: la storia di una radicata tradizione familiare

Per Lorenzo Sgarbi, giovane attaccante bolzanino dell’Avellino, autore di un gol e un assist alla prima da titolare con il Monopoli, il calcio non rappresenta “solo” una passione: è un autentico affare di famiglia.

Il numero 11 biancoverde è infatti nipote d’arte – da parte di nonno e di zio – e in casa è cresciuto con il pallone come filo conduttore delle giornate. Il calcio è quindi per lui un sogno, ma anche un testimone da stringere, a difesa della storia di una radicata tradizione familiare.

Lorenzo Sgarbi, il calcio come affare di famiglia

Il capostipite della tradizione calcistica della famiglia è il nonno dell’attaccante biancoverde, Renzo Sgarbi. Terzino con attitudini offensive, quasi una rarità per l’epoca, Renzo indossa negli anni ’50 la maglia della Reggiana, collezionando numeri piuttosto significativi (i dati “ufficiosi” parlano, ad esempio, di 17 gol realizzati).

Un percorso calcistico soddisfacente, che inaugura la tradizione familiare e conduce al secondo protagonista della storia, Veleo Sgarbi. Classe 1953, zio di Lorenzo, tutt’oggi Veleo è conosciuto in Alto Adige come una vera e propria istituzione del calcio regionale.

Con il numero 10 sulla schiena, infatti, il figlio d’arte ha illuminato per anni la scena dilettantistica altoatesina, creando attorno al suo nome un’aurea magica, senza però riuscire a sfondare nel professionismo.

Lo zio Veleo, il provino con il Milan e i calci piazzati

A frenare la carriera di Veleo sono stati gli infortuni. Cresciuto – tra gli altri – al fianco di Romeo Benetti, centrocampista poi affermatosi con Milan e Juventus, Veleo esordisce in D ad appena 16 anni, con la maglia dell’Oltrisarco, per poi provare il grande salto.

Lo zio di Lorenzo fa infatti un provino con il Milan. Dopo il test, però, la società rossonera non trova l’accordo con quella proprietaria del cartellino e così il sogno del grande calcio rimane tale. Anche, come si diceva, a causa degli infortuni, che ne impediscono successivamente il passaggio alla Reggiana dopo l’esperienza in Serie C con il Trento.

Accantonato l’obiettivo del professionismo, Veleo si dedica così al calcio dilettantistico e ne diventa un simbolo. La specialità della casa – ciò che più di ogni altra cosa lo rende famoso – sono le palle inattive: rigori, punizioni e calci d’angolo sono come un bicchier d’acqua per il fantasista.

Talento e maestria che, dalla fine degli anni ’90, il figlio di Renzo mette a disposizione della Virtus Don Bosco per oltre 15 anni. Da giocatore, presidente e poi direttore generale, Veleo contribuisce anche allo sviluppo del settore giovanile, la prima “casa” di Lorenzo.

Lorenzo Sgarbi, le tappe della carriera

È proprio nella Virtus, infatti, che l’attaccante dell’Avellino muove i primi passi nel mondo del calcio. Un’avventura iniziata già a 3 anni e mezzo, quando Lorenzo andava al campo con la madre pur senza poter iscriversi alla scuola calcio, proseguita poi misurandosi con i ragazzi più grandi.

Anche nei successivi step – Sudtirol, Primavera del Napoli, la Serie C -, Sgarbi ha fatto tesoro degli insegnamenti ricevuti all’epoca, ascoltando i consigli dello zio e stringendo forte a sé quel testimone. Un testimone che ora dimora ad Avellino e che, complice l’avvio positivo, arricchisce di orgoglio e soddisfazione questa bella storia familiare.

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