Un tuffo nel passato.
Un vecchio lupo, con una carriera che l’ha visto in campo dal Napoli di Maradona, al suo amato Foggia, passando per tre anni al Partenio, dove con la maglia biancoverde conquistò la storica promozione in B nella finale contro il Gualdo. E’ Roberto Carannante, difensore biancoverde dal 92′ al 95′, due volte lupo d’oro, che ha accolto con piacere i microfoni di SportAvellino nella scuola calcio che ora gestisce e a lui intitolata.
Signor Carannante, che ricordo ha di Avellino?
“Avellino è una piazza calda, una piazza importante, che per tanti anni ha visto la serie A e grandi calciatori. Ricordo che in quegli anni le partite contavano anche 20-25mila spettatori. Uno dei ricordi più belli dal punto di vista calcistico fu eliminare la Lazio in Coppa Italia, fu una vera apoteosi. Era impensabile che una squadra di C1 arrivasse a battere una squadra di serie A, superando prima il Bari.
C’è un aneddoto in particolare che lei ricorda?
“Beh.. Un aneddoto particolare è senza dubbio legato a Sibilia. Un personaggio davvero vulcanico. ( ride) Per lui era impensabile pagare il medico a un calciatore professionista. Si chiedeva per quale motivo noi ci facessimo male e lui dovesse pagare. Poi aveva un modo tutto suo di parlare (imita la voce e ride) Impossibile dimenticare un personaggio così.”
Lei segue il campionato italiano a trecentosessanta gradi. Crede ci sia differenza di tasso tecnico tra l’attuale “Lega Pro” e la Serie C degli anni 90′?
“La differenza è abissale. Ti spiego. Oggi, parecchi giocatori di serie A, non arriverebbero nemmeno a giocare nella serie C di allora. Questo anche a causa delle regole degli Under, che spingono le società a far giocare molti ragazzi non pronti. Considerato l’alto numero di squadre in Lega Pro, immagina quanti ragazzi non pronti vengano gettati in campo, abbassando il tasso tecnico di gioco.”
Un’ altra differenza abissale è il pubblico. Lei mi ha parlato di partite di serie C con 25mila spettatori. Oggi questi numeri non si registrano neanche in A. Perchè secondo lei?
“Credo che il motivo principale sia la televisione. Il tifoso vero, allo stadio ci va indipendentemente. Però il tifoso da tribuna, a cui piace stare al comodo e magari guardare la partita sul divano, o davanti alla braciola e il bicchiere di vino, preferisce la tv, soprattutto d’inverno. Poi conta anche il fattore economico. Per andare oggi allo stadio, con un nucleo familiare, ci vogliono bei soldini, invece con un abbonamento in tv si paga di meno e si vedono più partite. Ma ripeto che il tifoso vero, che vive per la squadra della sua città, ci va allo stadio.”
Tornando alla sua carriera: ricorda bene il 24 Giugno 1995. Lei fu proprio l’ultimo a calciare per i biancoverdi in quella finale play off contro il Gualdo. Cosa prova, in quel momento, un difensore che sa di poter essere decisivo dal dischetto?
“Posso dirti che le dimensioni di una porta sono circa sette metri per due, ma in quel momento sembrava un metro per uno (ride). Poi con migliaia di spettatori, è dura per chiunque. Fortunatamente io con gli anni ho sviluppato determinate caratteristiche, diventando rigorista anche a Foggia dove c’era De Zerbi. Sono sempre stato molto calmo e anche in quel momento non mi sono fatto prendere dall’emozione, indirizzando la palla dove volevo. Spesso la bravura di un calciatore si vede anche da quanto riesce ad essere decisivo nei momenti che scottano.”
Il post- carriera? E’ stata dura smettere di giocare?
“Dopo aver smesso ho cercato di tenermi sempre più legato al mondo del calcio. Ora sono un allenatore riconosciuto dalla lega, dopo il corso a coverciano. Attualmente, con un gruppo di amici, ho deciso di aprire una scuola calcio per ragazzini che ha il mio nome, con la speranza di poter trasmettere la mia passione e magari lanciare qualche campione del futuro.”
La passione c’è, lei segue tutt’ora l’Avellino. Cosa ne pensa della squadra attuale e dove può arrivare?
“L’Avellino sta facendo molto bene. Ha un Castaldo che sta facendo un grandissimo campionato. Quest’anno, rispetto a quello scorso, ci sono stati migliori investimenti, inoltre la squadra è più affiatata. Io credo che con qualche altro piccolo sacrificio da parte del presidente, magari con una ciliegina al mercato invernale, l’Avellino può davvero ambire a… quello che tutti quanti pensiamo…”






