BASKET

L’autocanestro del Sindaco: dal salvare la Scandone al lanciare un progetto ex novo

Il nostro editoriale sulle ultime vicende nel mondo del basket avellinese

Come noto nei prossimi giorni il Consiglio Federale della Federazione Italiana Pallacanestro dovrebbe pronunciarsi in maniera favorevole sull’accordo di cessione del titolo di serie B da parte della Fortitudo Roma alla Del.Fes Avellino. La città irpina, dunque, avrà una rappresentante nella terza serie cestistica italiana per il terzo anno consecutivo ad un mese e mezzo di distanza dalla retrocessione in serie C Gold della Scandone. Quest’ultima – ormai- è diventata oggetto di materia giuridica in relazione alla querelle che vede coinvolta la Sidigas e tutti i problemi debitori venuti alla luce del sole.

Il Sindaco di Avellino per due anni insieme ad una schiera di affezionati alla matricola ha difeso a spada tratta la storia del sodalizio fondato nel 1948, consapevole delle difficoltà e di un esborso economico mirato a saldare debiti non creati dalla gestione che si è occupata del club nelle ultime due stagioni. Lo schiaffo morale incassato con la retrocessione del 4 giugno scorso pare abbia convinto lo stesso inquilino di Piazza del Popolo a dover ripartire ex novo per tenere in piedi un progetto di basket in città. Di qui l’idea di coinvolgere sia la Del.Fes sia chi lo ha accompagnato da un punto di vista manageriale negli ultimi ultimi 24 mesi.

La domanda che sorge spontanea è sulla bocca di tutti coloro che per due anni hanno assistito all’indegno spettacolo visto con la Scandone: perché caro Sindaco non ripartire già due anni fa stando a quanto raccontato in più di una occasione da Ciro Melillo che – ci perdonerà la schiettezza ma noi di Sportavellino siamo fatti così- in termini di credibilità nei palazzi Fip e in termini di storia del basket avellinese è sicuramente un personaggio che gode di maggiore appeal rispetto al suo.

Perché attendere due anni ed assistere a due campionati di sofferenza quando oggi Lei vuol dare vita ad un progetto di ripartenza con la consapevolezza che due anni fa Avellino avrebbe avuto anche maggiori chance di riprendersi il nome Scandone a cui l’intera piazza e provincia è tutt’oggi sentimentalmente legato?

Chi ha vissuto la storia e l’onda emotiva della Beneamata è ben consapevole che nulla sarà prima come e rivedersi nel suo progetto di rilancio (considerando i possibili nomi che circolano nella composizione dello scacchiere dirigenziale e tecnico) occorrerà del tempo ai tanti appassionati della palla spicchi e non è da escludere qualcuno potrebbe declinare l’invito perché la presunzione respiratasi in questi due anni – accompagnata dai fatti – ha prodotto un solo risultato: un clamoroso autocanestro.

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