“Il Drago” Molino, avellinese adottato con il sogno della panchina

Per innamorarsi di una piazza e di una tifoseria – e per venire ricambiati – non sempre è necessario un arco di tempo lungo. Può bastare una scintilla lunga 12 mesi ad animare il fuoco della passione e a stringere un legame forte, autentico, quasi naturale. Avellino e Gigi Molino sono testimoni di questa possibilità, visto che al “Drago” è bastata una sola stagione, condita da 18 gol, per scaldare i cuori biancoverdi e imprimervi il suo segno indelebile.

Correva la stagione 2002-2003, quella della straordinaria cavalcata verso la B. Molino era il centravanti di quella squadra allenata da Vullo, il profeta del gol deputato a trasformare in gol i sogni di gloria dei lupi. Una missione perfettamente riuscita per l’attaccante di Secondigliano, trascinatore sia dal punto di vista realizzativo che da quello emotivo e umano. Un’avventura stupenda, una simbiosi con la città scolpita di domenica in domenica, mostrando il drago cucito sulla sua pelle, eppure così breve.

Dopo la promozione, infatti, le strade di Molino e del lupo si separarono. Un addio subito piuttosto che scelto, la brusca interruzione di una bella storia d’amore. Ma una storia come quella tra “Il Drago” e l’Avellino non poteva certo spegnersi così. E allora, dopo un lungo girovagare per il Sud, ecco una lunga serie di ricongiungimenti. Gli ingressi nello staff tecnico, la scuola calcio, persino una candidatura a consigliere comunale nel 2013.

L’Irpinia e il biancoverde hanno accompagnato Molino in tutta la sua vita, professionale e non, fino all’estate scorsa e al definitivo – finalmente – approdo nel settore giovanile voluto dalla famiglia D’Agostino. Una mossa del presente per la costruzione del futuro, qualcosa a cui Molino tiene tantissimo. Ma le vie del destino, si sa, sono stranissime. E allora quel sogno lontano, tacito, eppure così chiaro, si appresta a diventare realtà in una domenica di dicembre.

Le circostanze della vita offrono infatti a Molino la possibilità di sedersi domani sulla panchina del suo Avellino. Una tappa momentanea, a scadenza, con tutte le particolarità del caso. Eppure è sicuro che per “Il Drago” la giornata di domani non sarà una normale domenica dicembrina. Sarà il suo personale modo per riannodare il filo con il passato, sognando quelle domeniche in cui era lui a lasciare il segno, guidando l’Avellino verso la vittoria.

Alla fine stavolta non ci sarà nessun tatuaggio da mostrare ai tifosi, per un motivo o per un altro, ma l’effetto sarà lo stesso. Per i tifosi, per la città, per “Il Drago”: i protagonisti di una fantastica storia d’amore.

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