La cura Ballardini funziona: Russo illumina ancora, la grinta di Cancellotti. Playoff più vicini, ora il Sudtirol

Pesano come macigni i tre punti che l’Avellino si è portato via da Chiavari nel 2-1 inflitto ai danni della Virtus Entella. Via i fantasmi della trasferta, cancellato un digiuno che durava dal 29 novembre in occasione del successo di Bolzano. I lupi tornano a graffiare lontano dal “Partenio-Lombardi” nel momento più delicato della stagione, a sole nove giornate dalla fine del campionato. Una boccata d’ossigeno e un pizzico di serenità in più in vista del ravvicinato impegno proprio contro il Sudtirol. La cura Ballardini funziona e restituisce un Avellino con un volto nuovo, dai lineamenti sempre più definiti. Il mutamento si era già percepito nel successo sul Padova, ma al “Sannazzari” è arrivata la conferma. La gioia degli oltre ottocento irpini nel settore ospiti sprigiona quella di un popolo intero. Entusiasmo che non si limita solo al peso dei tre punti, ma si estende alla personalità, all’anima con cui il gruppo ha azzannato la partita. Compattezza, intensità e qualità. Ballardini alla vigilia aveva chiesto chiarezza e convinzione ed è stato accontentato. A firmare il successo ci hanno pensato l’ennesimo gioiello di Russo e l’incornata di Cancellotti, al suo primo gol in maglia biancoverde. “Mancano ancora tante battaglie”, ha ricordato il tecnico di Ravenna nel post-gara, ma con quest’anima alzare l’asticella non è più un azzardo.
Russo, lampi d’autore
Lavorare in silenzio e lasciare che sia il campo a fare un rumore assordante. Raffaele Russo è l’emblema di questo mantra. Un “attaccante moderno”, come l’ha definito Ballardini, che abbina dribbling, velocità e intelligenza tattica a una fame viscerale di fare il bene dell’Avellino. E Russo la differenza la fa, e mai in maniera banale. Il numero 10 ha il dono di rendere la magia un’abitudine, senza mai togliere il gusto della sorpresa. Sussulti che ricordano a tutti il suo valore, vitale per la causa biancoverde. È in stato di grazia, con il quarto centro in campionato, due nelle ultime due gare. La zampata contro il Padova, da subentrato e nel cuore del recupero, ha portato in dote tre punti che mancavano da sei giornate. La perla di Chiavari è stata l’ennesima pennellata d’autore: lancio di Izzo, controllo di Tutino per il recupero di Russo che addomestica il pallone con il petto e al volo batte Colombi dal limite. Una scintilla che ha infiammato l’entusiasmo del gruppo intero, spianando la strada al raddoppio di Cancellotti. Russo è l’uomo di cui ha bisogno l’Avellino in questo rush finale di campionato. Davanti ai microfoni, come d’abitudine, non si presenta. Nessuna dichiarazione, solo testa bassa e lavoro. Al resto, ci pensano i suoi gol.
Cancellotti, esultanza d’impeto
Il raddoppio contro l’Entella ha il sapore speciale delle prime volte, con una firma che sfugge ai copioni più scontati. Quando a segnare è un difensore, lontano per natura dall’ossessione e dalla fame del gol, la gioia è diversa, viscerale. E la stessa esultanza di Cancellotti ne è la fotografia. Un urlo carico di adrenalina, la liberazione di chi vuole dimostrare di meritare la fiducia ricevuta. Lotta, ringhia sulle caviglie degli avversari, si è procurato il calcio d’angolo e poi ha saltato più in alto di tutti per la prima rete in maglia Avellino. Un gol di sostanza, addolcito da un gesto che racconta l’uomo oltre al calciatore. Prima le dita a formare una “L” per il figlio, seguite dall’abbraccio virtuale esteso a tutta la sua famiglia, con la dedica speciale per il compleanno della mamma. Cancellotti si conferma un tassello di enorme spessore per Ballardini. Anima, grinta e dedizione alla causa biancoverde.
Testa al Sudtirol
Un cambio di passo evidente. L’Avellino di Ballardini ha trovato la quadratura. Guai, però, a sentirsi arrivati. Di lavoro ce n’è ancora tanto e lo sa bene il tecnico, abituato a tenere i piedi ben piantati a terra. Nel post-gara non ha fatto sconti. Nel finale del secondo tempo bisognava fare meglio. Ma, intanto, si può ripartire da una grande certezza, dall’anima ritrovata dal gruppo. La stessa che, oggi, permette di guardare oltre. L’obiettivo è la salvezza, ma in questa Serie B, un campionato tanto spietato quanto sorprendente, i lupi ora possono alzare l’asticella. La classifica è cortissima e i numeri parlano chiaro: cinque punti di vantaggio sulla zona playout per poter respirare, ma soprattutto quattro di distanza dall’ottava posizione, ultimo posto utile per i playoff. Il momento di forma è di quelli importanti, di quelli che possono cambiare le stagioni. Mercoledì sera, sotto i riflettori del “Partenio-Lombardi”, arriva il Sudtirol. L’ennesimo scontro diretto, un vero e proprio esame di maturità per certificare questa crescita. All’andata bastò il guizzo di Biasci. Un’altra era, un altro Avellino. Oggi il copione è cambiato, la stessa aria che tira è quella delle grandi occasioni. Giocare tra le mura amiche significa poter contare sulla spinta inesauribile del popolo biancoverde, una spinta che a dirla tutta manca nemmeno a centinaia di chilometri di distanza. L’entusiasmo, in piazze calde come questa, non è solo un dettaglio, ma un’onda da cavalcare a ogni costo.






