
Ad Avellino ha scritto pagine importanti della storia della Scandone. In molti lo ricordano per la grande capacità di portare in Irpinia talenti sconosciuti, alcuni dei quali, come David Vanterpool o Nate Green, sono divenuti grandi campioni. Zare Markovsky proverà una certa emozione nell’affrontare la sua ex squadra e alla vigilia non lo nasconde di certo: «Sono molto legato ad Avellino, anche se la situazione di oggi è molto diversa da quella di allora. All’epoca dovevamo fare di necessità virtù – ricorda Markovski – si doveva costruire la squadra con solo settecentomila euro e bisognava fare i conti con qualche giocatore scappava (vedi Massie nel 2005 ndr) e succedeva di rimanere in sei. Era veramente faticoso. Adesso è un’altra Avellino, con tanti soldi. Mi fa piacere quindi aver fatto parte e contribuito anche io alla crescita di Avellino che oggi è una realtà consolidata e ambiziosa».
A Venezia il coach macedone ha portato una ventata di positività grazie alle tre vittorie nelle ultime quattro partite ma ciò non deve distrarre la sua squadra: «Come dico spesso non è un campionato da 30 partite, ma 30 campionati da una partita, per cui non faccio programmi a lungo termine e non guardo più in là della prossima partita. L’unico obiettivo è vincere la prossima partita, io alle Final Eight proprio non ci penso».
Sull’attuale roster della Sidigas Markovsky non può che avere parole d’elogio per il roster costruito: «Avellino è un’ottima squadra con un ottimo direttore d’orchestra qual è Lakovic, bravo a creare vantaggi e trovare l’uomo libero. E’ una squadra costruita per arrivare in fondo, tra le prime quattro, in quanto a talento. Noi certamente dobbiamo rendere il loro lavoro difficile con la nostra difesa e giocare il meglio possibile contro le difese schierate».






